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venerdì 15 gennaio 2016

Ghiaccio bollente

Cronache di un caldo inverno romano: uno studio antropologico sulle conseguenze a corto raggio del surriscaldamento globale.

Capetta, ancora non ascesa, come invece ho fatto io, all'olimpo di lustrini e paillettes, ha ricevuto in regalo da sua madre una maxi shopping bag con la sagoma cartoonata di un omaccione in canotta, tatuato, roscio, barbuto e con e gli occhiali da hipster.

dovrei cambiarla?

no, sei così sobria nel vestire che quest'esplosione di colori sdrammatizza

ma... non so... quest'uomo in canotta... 

metà intellettuale metà chef Rubio

il sogno proibito della casalinga italica

veicola un messaggio ambiguo?

a limite provocatorio

io comunque non la cambierei, è un valido argomento di conversazione

al parco con mia figlia sarò additata come "la donna con la borsa di dubbio gusto"

figa comunque, tua madre

Collega Enne ha invece portato agli estremi un comportamento altrimenti ordinario: rompere i legami con un uomo che, nonostante eserciti con profitto la professione di psicologo, si allena con dovizia in estenuanti e avvilenti tira e molla tardo adolescenziali.

ho cancellato il suo numero

perché?

volevo darmi un tono

e sei soddisfatta?

no, ieri avevo voglia di rivederlo, così gli ho scritto usando l'unico canale ancora disponibile. YouTube. Ho commentato un suo video, postato mesi fa

ti ha risposto?

non accede a YouTube da settimane

potresti andare sotto casa sua e attaccarti al citofono

o al cazzo

non letteralmente, eh

non è da stalker?

certo

potrei fingere a me stessa di aver sbagliato fermata del tram

comunque noi ora lo sappiamo, non dovevi dirlo

io vado, stasera. Sì, stasera.

sei proprio sicura?

ho il capello giusto

Infine ci sono io, profondamente delusa da quella letteratura scientifica di cui spesso parlo e che altrettanto spesso si rivela millantatrice, spacciando illusioni a buon mercato sul banco della mia ingenuità di ragazza de paese.

ho letto che l'insulinoresistenza è altresì nota come sindrome metabolica, perché rallenta il metabolismo, quindi ora io dovrei dimagrire

sei già magrissima

c'ho la panza morbida. Non dovrei più avere la panza morbida

dovresti pure smetterla di credere alle stronzate

fai gli addominali

non posso

e perché?

il dottor Oz ha detto che sono controproducenti

appunto

giovedì 29 ottobre 2015

Mentre tutto scorre

Il fatto che adori Dostoevskij e tutto il corredo di eculubrazioni mentali che si porta in dote non mi esime dal leggere monnezza industriale da far causa alla foresta amazzonica per fornitura impropria di materia prima. Stamattina, per esempio, ho annegato le mie sinapsi in un Dan Brown di pessima fattura, Inferno. Avevo smesso con la letteratura spazzattura tre anni orsono, dopo il terzo Cinquanta sfumature di colore a caso, comprato per pochi euro in edizione tascabile tanto per allineare il livello delle mie letture a quello delle mie vacanze. Mi riferisco ad una crociera nelle isole greche, in una cabina senza oblò ma col televisore, durante la quale abbiamo mangiato sempre, mangiato troppo, mangiato male e visitato pochissimi luoghi degni di interesse, per pochissimo tempo.

Del resto ho bisogno di leggerezza.

Le mie visite a palazzo non sono più impegnative di quanto avevo pronosticato, ma manco meno. Richiedono tempo, impegno, dedizione, costanza. Così uscita da lì mi fiondo a capo fitto dentro scenari rosa, soffici, rassicuranti. Tanto che potrei, persino, riprovare lo smalto semipermanente o comprare un altro paio di scarpe. Magari il profumo al mandarino e basilico. O anche la spazzola termica della Imetec.

Oltretutto notizie nefaste continuano ad appesantire l'aria che si respira in questo piccolo ufficio. Grande capo brizzolato, gentelman degli informatici, rassicurante omone col nome d'un imperatore se ne va. Pare abbia trovato di meglio nientedimeno che in Veneto dove si trasferirà a breve con la sua famiglia. A sostituirlo potrebbe essere una tipa arcigna e puntigliosa con un nome insolito che io, ostinata, continuo ad associare alla parola Cuspide. Niente di buono, insomma. Ma a risentire più di tutti di questo imminente distacco sarà Collega Enne, a mio avviso segretamente innamorata di lui, tanto da avergli dedicato una melensa lettera d'addio. Ben fatta, in verità.

Mr Cospirazione, intanto, continua a guardare film su alieni, terre misteriose, scenari post apocalittici. E m'è entrato in fissa col tempo. No, non quello atmosferico su cui, comunque, trova qualcosa di losco e lobbistico. Il tempo cronologico reo, secondo lui, di scorrere troppo in fretta e in modo anomalo.

Sono abbastanza sicura che le sue affermazioni a riguardo contengano sfumature che la mia intelligenza comune, da persona non illuminata, non riesce a cogliere. In ogni caso mi hanno spinta a riflettere sulla fiugacità di questo anno che mi è passato davanti, tra alti e bassi, senza quasi me ne accorgessi.

Altri due mesi e sarà 2016.

Il listone di programmi e obiettivi, redatto a dicembre dell'anno scorso, presenta solo poche voci ancora da depennare. Una di queste è la FIVET.

Volevo dire all'erede che, volendo, può presentarsi all'appello pure senza. Sono sicura che nessuno, me compresa, si offenderà se questo particolare task resterà, per buona causa, incompiuto.

martedì 27 ottobre 2015

Il trono di passere

Esiste una soglia oltre la quale la stanchezza non è più stanchezza. E' istinto di sopravvivenza. Succede quando la tua sveglia suona alle 5 ma il tuo letto non ti rivedrà che per mezzanotte.

Stavolta la fila al bonfratelli è stata più impegnativa, non fosse altro perché smutandarsi per due volte di seguito nell'arco di pochi minuti, in due diverse stanze, reparti ospedalieri, davanti a due diversi camici e un indistinto nuvolo di specializzanti guardoni non è esattamente la realizzazione del sogno americano, manco di quello italiano. In ogni caso abbiamo finalmente depennato altre due voci dal listone nero delle analisi pre FIVET e in segno di pace, per dimostrare al fato di non essere un tipo rancoroso, mi sono presentata all'appello con i miei stivali neri freschi di Zalando, arrivati a destinazione lunedì scorso.

In preda a smanie efficientiste ho prenotato l'ecografia mammaria da negnente, il mio medico di famiglia nel frattempo trasferitosi col suo studio a 10 km da casa mia. Mi vedrà il 6 novembre, un giorno prima dei primi, temutissimi, risultati.

Lo specchio del cessetto dell'ufficio, quello più vicino che comunque dista due corridoi e tre angoli, mi ha restituito poc'anzi un'immagine poco rassicurante. Una tipa a cui non scipperesti manco le mutande. Sto messa peggio de una profuga siriana, perdonate la battuta infelice. Di sicuro il mio usurato vestito a tunica non giova alla mia immagine ma, senz'altro, l'occhiaia infossata e il capello pagliato sono i principali responsabili di cotanta sciatteria. Ho intenzione di recuperare domani, col tailleur grigio fumo e lo chignon delle grandi occsioni. Il lavoro assorbirà le mie poche, inadeguate energie superstiti, presentandomi il conto di una giornata tutto sommato tranquilla, quella di oggi.

Collega Enne mi ha reso partecipe della sua ultima avventura erotica con un 56enne amorevolmente ribattezzato il vecio, nomignolo con cui ha salvato il suo numero persino su Whatsapp. Pare che il nonnetto sia prestante, belloccio e insaziabile.

Chiamata in causa su una questione delicata, la gestione e l'esposizione della passera duepuntozero, mi sono sentita in diritto di proporle una sfida: chi la fa vedere a più persone entro la fine dell'anno sarà regina. 

Mi piace vincere facile.

giovedì 23 luglio 2015

L'indisponenza e il bio

Terzo giorno di ciclo, 14esimo di caldo africano, 15esimo di lavoro a manetta, 30esimo di sciopero bianco. Posso ufficialmente presentare la mia candidatura per il titolo di Miss Occhiaia 2015.

Peccato che lo stress abbia deciso di manifestarsi così e non con chessò tre kg in meno sulla bilancia. Sarebbe potuta nascere una solida amicizia. E invece gnente.

Questa situazione mi rende indisponente.

Per esempio muoio dalla voglia di dire a Mr. Cospirazione che no, l'olio di palma non gli farà venire il cancro e no, le lozioni per i capelli non rendono impotenti e no, la boccia non è peggio delle chierica e degli annessi, compassionevoli, tentativi per occultarla.

La tentazione di rispondere questi te li magni te, saranno boni solo co' 'na coppa de Nutella sopra alla sua offerta di assaggiare i frollini bio con fave di grano e marmellata di arance dell'Etna è stata forte. Siccome, però, Mina ha investito molto nella mia educazione (e siccome i morsi della fame alle cinque e ventitrè, dopo la Simmental e la rucola nella triste lunch box delle due iniziavano ad essere invadenti) ho accettato.

Sembravano buonissimi, quei biscotti. Ho persino creduto di aver passato un'inutile vita a foraggiare la Ferrero solo perché ostinata, stolta e ingorante. Poi, insomma, è arrivato il retrogusto e l'idillio è terminato. #Nutellaloveu #morirògrassa col #colesteroloapalla.

mercoledì 22 luglio 2015

Confessioni, consigli e necessità

Mr Cospirazione ha passato una settimana a Rimini, in un 4 stelle, in compagnia di un soggetto misterioso di cui non vuole parlare. Magari è una escort. Magari la ex. In ogni caso è tornato (poco) abbronzato e con una nuova fissa: i condizionatori portatili senza tubo. Me ne ha linkato uno che ha tutta l'aria, per colori, costo, fattezze e materiali, di essere un made in China di pessima qualità. Ma vuole risparmiare, dice. Così io gli ho consigliato la versione portable, questa qui:

Mica è da tutti avere un mini condizionatore che ti prende per il culo e gioisce delle tue pene sorride e ti aiuta a superare (quasi) indenne la sauna metro romana, no?

Il vestito che indosso oggi, secondo giorno di ciclo, è bianco e nero, scampanato. Mi rende particolarmente culonica e infligge colpi bassi alla mia autostima ma alla Ele piace pure questo. Adovo quello scricciolo di ragazza che si trucca come la Bertè.

Sarà stato l'outfit, sarà stata la caligola postmeridiana, sarà stato il secondo corso di formazione che abbiamo tenuto insieme ma la tipa s'è sciorta e ha deciso, nonostante io mi fossi impegnata a manternere un sano distacco professionale parlando del caldo e del lavoro, di rendermi edotta sulla sua controversa vita amorosa col musicista litigioso e pretenzioso, che in poco tempo ha dilapidato in viaggi e dolce vita i suoi risparmi.

L'amore che lega collega Enne al plurisposato è rinato. Si sapeva. Io, che sono onesta, ho dovuto ammettere la profondità del loro rapporto, carpita dal tono delle loro (pubbliche) conversazioni telefoniche ma ho ribadito che no, non è giusto rincorrere un uomo per tutta la vita.

Mentre dispenso consigli più o meno scontati esercitando alla meno peggio la complessa arte della retorica, cerco un modo per sopravvivere all'assenza dell'USI. A preoccuparmi non sono le mancanze affettive ma le incombenze pratiche. Tipo che ieri, resomi conto che alle dieci e mezzo di sera, dopo 12h fuori e una cena scaldata al microonde, sarei dovuta scendere per prendere le crocchette di sua maestà pelosa (quella che abbaia), volevo piangere.

Così stamattina ho pregato santa Madre di fare in modo che santo Padre me le portasse in casa. Quelle e una cassa d'acqua, già che c'era.

Credevo di essere una donna indipendente, mi sbagliavo. Sono una Princess, necessito di servitù.

martedì 21 luglio 2015

Il rosso e il nero

Non è che me la faccio prendere bene quando vedo la prima macchia rossa su mutanda intonsa. No. Non ho ancora raggiunto quell'invidiabile livello di sticazzismo che mi consentirebbe di andare avanti con la mia vita come se nulla fosse, come se non fossero quasi tre fottuti anni che sto provando ad avere un minimo, timidissimo ritardo.

No. Non me la faccio prendere bene. Me la faccio prendere a cazzo ma faccio in modo che depressione, rabbia, invidia, teorie cospirazioniste non mi convincano a lanciarmi sotto la prima metro che passa. Dopo 16 minuti di attesa e svariati santi scomodati inutilmente.

Che vojodì già il calo di ormoni ti trasforma in una gallina dislessica con le occhiaie e le piume impregnate d'olio, non si può mica pretendere che faccia i salti i gioia. O che non desideri la morte di tutti quelli che me l'hanno tirata. Perché ci sono, lo so. Esistono.

Stamattina avevo così voglia di fare outing che mi sfogata con collega Enne a cui avevo deciso di non rivolgere più la parola dopo che m'ha lasciata sola con un mare di lavoro. Avevo bisogno che qualcuno mi dicesse qualcosa di intelligente e confidavo nella sua sensibilità. Non sono rimasta delusa. Non sa lavorare ma psicanalizza che manco Sciattaman. E sono convinta porti bene. Dunno why.

Il mio vestito nero largo sul culo et qvindi ideale per occultare il Lines notte ombelico - osso sacro ha suscitato, ironia della sorte, l'attenzione di tutti. La Ele ha chiamato la Ma' che ha chiamato la Lì. Un summit sulla mia eleganza. Enne, più terra terra, mi ha fato notare che entrambe eravamo vestite di nero. Speriamo non sia un cattivo presagio, ha detto. Collega C., il gigante siculo ombroso e cupo a tratti simpatico, mi ha chiesto se fossi in lutto. Un mezza specie, ho risposto.

mercoledì 8 luglio 2015

La buona scusa

Il combo bafagna romana - protesta dei macchinisti Atac mina l'autorità del mio regime. Queste ignobili condizioni non si addicono ad una Princess. Il Fronte Rivoluzionario, capitanato dall'Umile Servo Intelligente, potrebbe insorgere mentre io sono intenta a difendermi dai colpi d'ascella inferti senza pietà sui vagoni sudici e puzzolenti della metro B.

Ormai da giorni i treni passano ogni 20 minuti e durante le attese infinite consumo pacchi di fazzoletti di carta. Tampono fronte, collo e incavo tette senza sosta. Che manco mi' nonna bonanima, quantomeno lei aveva il buon gusto di usare cotone a fiorellini rosa.

Arrivata a destinazione mi fiondo in ufficio sperando che la mia responsabile, colta da buon senso, abbia rinunciato ai suoi intenti pseudo salutisti che prevedono astinenza puritana dall'aria condizionata e l'abbia impostata alla massima potenza, col rischio di fottere l'impianto elettrico di tutti i palazzi del potere.


Nessuno esce immune dalla caligola. Stamane per sventolarmi con un cartoncino ho fatto cadere a terra la scatoletta di Mentos di collega Enne, la disapora delle caramelle non ha risparmiato nemmeno un centimetro quadro del nostro ufficio, si sono sparse in anfratti sconosciuti e continuano a ricicciare fuori, come le patate.

Lei, in compenso, ha combinato un disreto casino su una lavoro che avevo iniziato io ieri e che mi era valso 100 punti fedeltà sulla tessera autostima.

Collega Effe, da qui in poi Mr. Cospirazione ha acquistato il terzo paio di scarpe in una settimana. Informazione di per se poco interessante se non fosse che le scarpe sono queste:



Sul suo conto, come se non bastasse, iniziano a circolare strane voci. Tipo che usa i tacchi interscarpa, si tinge i capelli e non preme, se non costretto da estrema necessità, il pulsante dell'ascensore perché ricettacolo di germi.

A pensarci bene, forse, il caldo con le nostre goffagini, errori e stranezze non c'entra una mazza. Però, checevoletefa', abbiamo sempre bisogno di una buona scusa.


venerdì 3 luglio 2015

Fauna

Quando ti capita di lavorare per un'azienda che a sua volta presta servizio nella Pubblica Amministrazione, vieni a contatto con un numero paurosamente elevato di referenti o responsabili o, più semplicemente, capi che passano ore, giorni, settimane, mesi a studiare ostacoli in funzione della loro causa a favore dell'ostruzionismo della serenità lavorativa e, quindi, della produttività. Più il tuo knowhow sarà elevato maggiori saranno, sia per quantità che per qualità, le grane che ti tireranno addosso.

Una delle mie responsabili si chiama Lì. E' rossa, lenitgginosa, magrissima. Somiglia a Susan Saradon. Non parla, aggredisce. E lo fa velocemente. Prima che tu possa capire con esattezza cosa cazzo vuole è già sgusciata via, guizzando come un merluzzo in una rete da pesca, lungo i corridoi labirintici che rendono così difficile l'orientamento in questo posto.

Puoi venire - ha detto ieri - ho un problema col banner. Il tempo di alzarmi che aveva già cambiato idea.

Poi ci sono le sue schiave. La Ele somiglia a paperino, cambia umore con la stessa frequenza con cui io tradisco la dieta e, pare, abbia una storia con un musicista squattrinato che, approfittando della sua posizione, sfrutta i suoi denari per la soddisfazione dei propri vizi. Non è felice e si scatta i selfie.

La Ma' è, invece, una signora sorridente giusto un poco supponente, mamma di una dodicenne che adora, complessivamente serena, gentile, accomodante. Fino a quando non le viene chiesto di lavorare.

L'unico uomo è Ste'. Intelligente, smanettone, politicamente impegnato. Un tipo interessante e interessato. Ai cazzi tuoi. Leggenda vuole che nelle sere di luna piena approfitti della tua assenza in ufficio e mentre fai pipì o sorseggi un caffè spii senza vergogna la tua cronologia di uazzapp.

A quattro mesi e mezzo dal mio debutto traccio profili psicologici della complessa e variegata fauna lavorativa che mi circonda nel tentativo, spesso vano, di difendermi e fare bella impressione consapevole di non averne bisogno perché tutti, in fondo, fanno la stessa cosa con me, senza che io me ne renda conto.

La verità, pensavo stamattina, è che siamo troppo concentrati a scrutare gli altri per tornaconto invece che sviluppare empatia, fili emotivi che ci permetterebbero, magari, di vivere più sereni e sentirci più liberi di dire, chessò, alla Lì che se non urla e non smerluzza via dopo aver farfugliato una frase incomprensibile, siamo tutti più felici. E lavoriamo pure meglio.

venerdì 15 maggio 2015

Califano e le scie chimiche

Credevo che il lavoro a ondate fosse un'esclusiva caratteristica del mio vecchio impiego, dove le persone erano note per esercitare il loro sacrosanto diritto di procastinazione delle attività impegnative in favore di quelle ludiche con estrema maestria, salvo poi ritrovarsi con le spine nel culo a due giorni dalle scadenze. A quanto pare, invece, anche da queste parti le giornate intense, durante le quali anche alzarsi spesso per fare pipì viene considerato un gesto sovversivo, si alternano a quelle piatte, noiose, inutili.

Il problema stavolta non è il vizio di rimandare a domani quel che puoi far oggi ma la disorganizzazione, in primis, dei nostri responsabili.

In ogni caso il venerdì pomeriggio è, quasi sempre, piuttosto leggero così io ne approfitto per famigliarizzare con la fauna d'ufficio favorendo quel complesso processo noto come accettazione sociale della novellina all'interno di un gruppo già strutturato. Attività che, modestamente, mi riesce sempre piuttosto bene. Salvo rari casi.

Il collega Effe, unico portarore sano di pistolino all'interno di queste quattro, strette mura, siede dirimpetto a me, è ipocondriaco, fissato con giacche e capelli, palestra e ultime tecnologie. Le sue giornate seguono ritmi serrati. Alla macchinetta, per esempio, va solo due volte. Per il caffè macchiato delle tre del pomeriggio e per lo spuntino serale che può essere dolce o salato ma sempre accompagnato da un orzo lungo.

Ama raccontarmi dei film che guarda, sebbene non si consideri un cinefilo, ama il mare, usa pregare al fine di combattere l'insonnia e mi ha consigliato di fare altrettanto. E' sempre ben informato, predilige gli sport individuali al calcio ma si proclama romanista perchè crede che l'appartenenza territoriale debbe essere vincolante sulla decisione della squadra da tifare.

La sua compagnia è discreta e piacevole. Generalmente taciturno, spezza il silenzio solo con qualche, discutibile a dire il vero, intercalare senza significato tipo eh già, eeeeh che dici?, sei una grande!. Preferibile, comunque, alla scelta, altrettanto frequente, di canticchiare i successi di Califano. Tutto il resto è noia, la sua preferita.

Credevo questo fosse il suo unico, trascurabile difetto fin quando oggi, durante lo spuntino delle sei, con crostatina all'albicocca e orzo alla mano, mi ha parlato per un quarto d'ora delle scie chimiche rivelando la sua terribile natura complottista.

A me sono venute in mente vignette dissacranti. Ma non gliel'ho detto. Il mio avanzamento verso la totale accettazione all'interno del gruppo avrebbe potuto subire un brusco rallentamento.

lunedì 23 marzo 2015

Overdose d'estrogeni

Enne, la mia nuova collega, è una riproduzione in chiave romantica della Sister G.

Ha un rapporto controverso con l'altro sesso che pare non avere, nei suoi riguardi, approccio diverso dall'odi et amo di Catulliana memoria.

Vive di estremismi, relazioni complicate, reazioni fuori dai confini della logica e delle convenzioni sociali. Soffre di empatia, condivide le sue emozioni, veste vintage.

Ha 40 anni, ne dimostra meno, se ne sente di più, regredisce allo stadio preadolescenziale quando di tratta di maschi.

Mi piace, nonostante sia stressante reggere il ritmo dei suoi pensieri, commentare le sue esperienze, darle consigli.

Erre, che ha il nome di una fata, ha il sorriso più ampio che io abbia mai visto, indossa gonne lunghe, ha i capelli corti, non si sporca la faccia col trucco, ha l'andatura, il tono di voce e le fattezze d'un folletto.

Mi ha accolta festosamente, mi chiede sempre come stai e, a memoria aziendale, nessuno l'ha mai vista arrabbiata, triste, contrariata.

Mi piace, nonostante i miei umori altalenanti non mi permettano di ricambiare sempre le sue gentilezze, ne di sentire il canto melodioso di uccellini invisibili tutte le mattine appena sveglia, come pare accada a lei.

Effe ha occhi profondi, spalancati sul mondo. Una criniera leonina, su una testa piccola e un corpo esile. E' la più impenetrabile delle tre, parla poco del suo privato, preferisce discutere di lavoro. Ha una bambina di due anni e mezzo dagli occhi blu che, pare, abbia cercato e ottenuto faticosamente.

Mi piace, nonostante, forse, il desiderio di maternità sia l'unica cosa che abbiamo in comune.

Non sono, come sapete, una femminista coi baffi e le espadrillias. Non coniugo le cariche al femminile perché resto convinta che i contratti in bianco e  il tetto di cristallo contro cui le donne sbattono la zucca siano problemi ben più gravi e, purtroppo, trascurati. Sono consapevole, da donna, che le donne
sono spesso il nemico di loro stesse, e che l'EvacontroEva ha rovinato intere generazioni.

Da femmina carina, mediamente intelligente e spigliata ho suscitato  spesso le invidie di altre femmine con evidenti complessi di inferiorità malamente gestiti e, per questo, mi sono sempre trovata più a mio agio con i maschi. Sul lavoro, nello studio, nella vita.

Ma le donne, queste donne umorali, diverse, emotive, puntigliose, doppiogiochiste, mamme, amanti, mogli, folletti, mi mancavano.

O forse mi mancava solo parlare di baffi e cerette, durante la pausa caffè.