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sabato 19 dicembre 2015

Non dire gatto

Quando le cose vanno esattamente come dovrebbero andare vengo paradossalmente pervasa da un persistente e fastidioso senso di insicurezza, retaggio di chissà quale trauma infantile. Incredula e con la paura che l'ingulèt sia sempre dietro l'angolo resto acquattata, guardinga e sospettosa come il gatto col topo.

C'ho messo tre giorni per accogliere senza remore la soddisfazione derivante dal nostro recente successo lavorativo. Il progetto a cui stavamo lavorando da un paio di mesi si è concluso in bellezza dopo una maratona di 14h, che manco Mentana. E quindi uscimmo a riveder le stelle alle due di notte, in una Roma deserta, addormentata e agghindata a festa. Troppo stanchi, forse, per bearci di questo insolito privilegio, abbiamo camminato per una mezz'ora per raggiungere la macchina del nostro collega, gentilmente prestatosi a fare da tassinaro.

Sono riuscita ad inserire la chiave nella toppa del portone di casa solo alle 3 e mezzo del mattino. Quel genio di mio marito aveva abbassato il chiavistello. Assonnata com'ero ho deciso di bypassare le buone maniere e l'ho chiamato al telefono. E' venuto ad aprirmi con questa faccia qui:



ed io l'ho trovato carino lo stesso. Se questo non è amore l'amore non esiste.

Se sia stato merito mio o merito di Renzi col sui jobs act non è dato sapere, fattostà che stavolta nella mia casella di posta c'è una proposta di lavoro un tantinello diversa sa quella di cui qui.

Tempo indeterminato.

Con le premesse di cui sopra capirete che questa notizia manco c'ho provato ad assimilarla. Me ne sono rimasta qua, acquattata, guardinga e sospettosa come il gatto col topo.

domenica 3 maggio 2015

Il balletto

Ho firmato un altro anno di precariato.

Il fatto che mi ritenga fortunata per questo la dice lunga sullo stato in cui versa la nostra povera Italia. Una nazione che resta insensatamente sconvolta di fronte al rifiuto, sacrosanto, di giovani aspiranti lavoratori di fronte a proposte avvilenti, sia dal punto vista contrattuale che da quello salariale e professionale.

L'osannato JobsAct non ha cambiato le carte in tavola, almeno per quel che mi riguarda. Pare che un consulente del lavoro abbia studiato a fondo la mia situazione per capire come meglio continuare a coglionarmi, assicurandosi la sua parcella in cambio della negazione dei miei diritti. Che poi mica ci voleva tanto. Bastava retrodatare la data dell'inizio del contratto o meglio, lasciare la stessa posticipando quella di fine. Geniale, no? Una roba che potevo fare pure io, per dire.

In ogni caso domani tornerò in ufficio con in tasca l'illusione di essermi sistemata, almeno per i prossimi tre o sei mesi.

Nel frattempo il rapporto con mio marito pare stia migliorando. Io dipendo meno dalle sue attenzioni, lui ha capito quanto mi sono mancate. Che non lo so se sia un riavvicinamento o una semplice strategia di sopravvivenza ma sembra funzionare. L'idillio cui aspiro non c'è, una patina di ipocrisia e ansia da prestazione lo rende, per ora, non perfettamente raggiungibile ma, forse, l'idillio è un'illusione la cui funzione è spingerci verso il perfezionamento costante. Un'utopia a cui, insomma, è possibile solo tendere. Come l'infinito.

Il balletto amoroso tra Sister O. e amico G. continua. Un po' zoppicante. Lei ha sparato le sue cartucce in discreto anticipo sulle intenzioni di lui per poi, delusa dalla sua reazione di ghiaccio, tornare sui suoi passi, verso il suo porto sicuro, dal suo ex non ex. Lui, più coerente e razionale, continua a volteggiare nella nebbia del suo stato confusionale ma cova rancore per le incoerenze di lei, che pare, semplicemente, averlo messo tra parentesi, con la manifesta intenzione di riprendere il filo della sua vita.

Quindici anni sono pochi per promettersi il futuro. Ma trenta sono troppi per i colpi di testa.

Peccato si viva solo di quei colpi di testa. Peccato che i colpi di testa siano l'unica cosa che vale la pena di ricordare.

giovedì 9 aprile 2015

Creepy life

A pasquetta siamo andati a vedere una mostra sull'anatomia umana, questa. C'erano corpi, donati alla scienza, imbalsamati e messi in posa tramite una tecnica che si chiama plastinazione. Un tantino creepy, I know ma interessante. Nelle teche di vetro erano esposti organi (ricordiamolo: veri!) affetti da varie patologie messi a confronto con altri sani. In pratica l'eldorado dell'ipocondriaco. Io e l'USI abbiamo capito che moriremo giovani perché il segreto, non nuovo in realtà, di una vita sana e longeva è l'equilibrio, lo sport e l'alimentazione bilanciata. Alla luce di questa nuova scoperta, dopo la mostra, siamo andati da Chipstar per un cartone formato famiglia di patatine fritte nell'olio del motore, vecchio di qualche anno. Col ketchup sopra.

Mio nipote dopo avermi dato della cicciona coredezia mi ha fatto un ritratto. Pare io abbia la faccia a palla e capelli di mille colori. Poteva andarmi peggio. Poteva chessò disegnare un elefante. O una mongolfiera. O Valeria Marini.

Tornare a lavoro dopo la minipausa pasquale è stato avvilente, soprattutto perché avevo quasi 38 di febbre. Non capisco se sia estremo senso del dovere, avarizia, stupidità o quel solito disagio che affligge le (non più) nuove generazioni colpite da contratti fuffa con scadenze trimestrali, zero tutele e se t'ammali t'attacchi al tram. A tal proposito ieri la mia responsabile mi ha fatto sapere che mi rinnoveranno. Per altri tre mesi. Con lo stesso co.co.pro. Grazie Renzi, perché col tuo JobsAct non è cambiato un cazzo.

L'influenza m'ha scombinato i piani. La sera sono troppo stanca per modellare il culo sulla cyclette, troppo demotivata per ripassare l'inglese. Riesco a malapena a seguire Grey's Anatomy in lingua originale coi sottotitoli. Poi mi addormento e maledico il trillo irriverente della sveglia all'alba e quelli che scrivono buongiorno mondo! su Fb.