Lui aveva occhiali spessi di vetro scuro e il fascino colto della saggezza. A lui devo gran parte di quel che riesco a far passare di me, quando scrivo. Mi ha insegnato a scavalcare i muri della retorica, ad oltrepassare quelli della fantasia senza, però, l'esigenza di dover inventare. Ho scritto, grazie a lui, roba mia. Non solo e non più roba a modo mio.
Sotto stress - soleva dire - dai il tuo meglio.
Come se la polvere di fata ce l'avessi in fondo al mio barile esperenziale e iniziasse a diffondere la sua luccicanza quando eccitazione, paura, gioia, rabbia, disperazione e, alla fine, stanchezza, le lasciano quel poco di spazio che resta.
Sarà per questo - pensavo stamattina - che per scrivere bene ho bisogno di essere stanca. Funziona qualsiasi tipo di stanchezza, fisica o emotiva.
Lui è stato il mio professore di lettere per due anni, quarto e quinto liceo.
Chissà se la sua opinione di me cambierebbe se mi rivedesse, adesso che non sono più quella ragazzina idealista, emotiva e così superba da essere convinta di poter ottenere tutto con il minimo sforzo.
In ogni caso continuo a dare il meglio di me quando i solchi sotto gli occhi si fanno più evidenti. In pratica, ora, sono un genio mancato.
Un po' di superbia, ad essere onesta, deve essermi rimasta appiccicata addosso, nonostante le lezioni di vita e questi anni durissimi. Non fosse così non avrei mai potuto pensare di riuscire a fare tutto, analisi, corsi di formazione, lavoro, viaggi, senza che il mio fisico ne risentisse.
Giovedì ho ripetuto la curva insulinemica. Il valore a 60 e 120 minuti si è trimezzato ma è ancora sopra la soglia di tolleranza. So quel che significa in termini medici: la cura sta funzionando, bisogna continuare. Non so cosa aspettarmi in temini riproduttivi. E' sufficiente? Dovrò aspettare ancora? Quanto? Il valore è ancora così alto da rendere concreto il rischio di mandare in pappa la stimolazione?
Mentre vengo corrosa dai dubbi continua senza intoppi la mia storia d'amore con la pedana Wii. Venerdì scorso ci siamo volute così bene da siglare un patto: un altro kilo, solo uno e poi me sparo una crema de scampi che vojo mori' sopra.
Che sia o meno una diretta conseguenza dell'insulina ai minimi storici non è dato saperlo, fattostà che sto ovulando in discreto anticipo rispetto alla solita tabella di marcia. Il che sarebbe pure una bella notizia se la materia prima non fosse confinata tra i sassi di una città per me irraggiungibile prima del prossimo week end, quando, ovviamente, sarà troppo tardi.
Il cambiamento è l'unica costante, si sa. Così oltre a un giro vita extra small e a due zigomi mai così evidenti, ho anche un cellulare nuovo. Il Nokia ha tirato le cuoia proprio nel giorno delle analisi. L'ho sostituito al volo con un Samsung dalla sigla sconosciuta, solo una parola è stata in grado di farmi passare il rodimento di chiùl: android.
Siccome sono cresciuta a pane e Via col vento ho deciso di chiudere la cosa con un gesto scenografico (che devo aver visto in qualche fiction di bassa lega) e ho gettato il vecchio smartphone nel Tevere. E' durato un attimo, ha fatto pluf ed è sparito, per sempre.
Vorrei funzionasse così anche coi cattivi pensieri.
Pluf! E non ci sono più.
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lunedì 7 marzo 2016
Costanti e costanza
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sabato 20 febbraio 2016
Dire, fare, stancare
La doverosa premessa é che scrivere un post dal pollice e mezzo di uno Smartphone il cui appellativo é solo una pretesa, seduta a gambe incrociate su una sedia di metallo, imprigionata in un non luogo antropologico dopo essere passata per bus, metro B, Leonardo Express, aeroporto e altra stazione é difficile. Assai.
Vogliate quindi perdonare le imprecazioni sospirate e l'eccesso di toni polemici.
Sono a Bari. Bér per i pugliesi. Ma la terra dei taralli, dei trulli e della pizzicarella non é la mia destinazione finale. Sto aspettando un fantomatico treno che dovrebbe portarmi nella città dei sassi, dove l'USI alloggia stabilmente da due settimane.
Non vi parlerò della sveglia all'alba, ne dell'espressione contrariata di quell'hostess bellissima, algidissima e acidissima quando ha visto la mole del mio bagaglio a mano perché, in fondo, é capitato a tutte di farsi il bidet col bicarbonato almeno una volta nella vita.
Potrei dirvi del lavoro degli ultimi giorni. Stimolante, coinvolgente e tanto. Tanto. Tanto. Oppure del corso di formazione professionale su malattie rare e media, magari rivolto a un giornalismo mini settoriale e poco adatto a una malata immaginaria, ma interessantissimo.
Forse questa sarebbe una buona occasione per confessarvi il primo sgarro alla dieta, durante un buffet luculliano come lu demogno tentatore. Se rinuncio alla Nutella non posso pure privarmi dei tramezzini. Sono una donna non sono una santa.
Dovrei, magari, recensirvi la Shapewear che nasconde i difetti, comprime la ciccia e gli organi interni, garantisce, sempre a patto che non respiriate, una perfetta postura. O, meglio, gioire con voi per l'acquisto a prezzo stracciato di un paio di pantaloni presi dal List di via Frattina.
Ma sono stanca. Così stanca che ieri pensavo fosse oggi e mi sono svegliata di soprassalto, fissando la sveglia che segnava le 7, col panico di chi sa che potrà perdere un aereo. Ho così rinunciato a depilazione, shampoo e manicure e in procinto di elemosinare un passaggio, quando finalmente mi sono riconnessa al flusso spazio-temporale ed ho realizzato che era solo venerdì, mi sono messa a ridere. Da sola.
Poi sono tornata a dormire perché ve l'ho detto, sono stanca.
Vogliate quindi perdonare le imprecazioni sospirate e l'eccesso di toni polemici.
Sono a Bari. Bér per i pugliesi. Ma la terra dei taralli, dei trulli e della pizzicarella non é la mia destinazione finale. Sto aspettando un fantomatico treno che dovrebbe portarmi nella città dei sassi, dove l'USI alloggia stabilmente da due settimane.
Non vi parlerò della sveglia all'alba, ne dell'espressione contrariata di quell'hostess bellissima, algidissima e acidissima quando ha visto la mole del mio bagaglio a mano perché, in fondo, é capitato a tutte di farsi il bidet col bicarbonato almeno una volta nella vita.
Potrei dirvi del lavoro degli ultimi giorni. Stimolante, coinvolgente e tanto. Tanto. Tanto. Oppure del corso di formazione professionale su malattie rare e media, magari rivolto a un giornalismo mini settoriale e poco adatto a una malata immaginaria, ma interessantissimo.
Forse questa sarebbe una buona occasione per confessarvi il primo sgarro alla dieta, durante un buffet luculliano come lu demogno tentatore. Se rinuncio alla Nutella non posso pure privarmi dei tramezzini. Sono una donna non sono una santa.
Dovrei, magari, recensirvi la Shapewear che nasconde i difetti, comprime la ciccia e gli organi interni, garantisce, sempre a patto che non respiriate, una perfetta postura. O, meglio, gioire con voi per l'acquisto a prezzo stracciato di un paio di pantaloni presi dal List di via Frattina.
Ma sono stanca. Così stanca che ieri pensavo fosse oggi e mi sono svegliata di soprassalto, fissando la sveglia che segnava le 7, col panico di chi sa che potrà perdere un aereo. Ho così rinunciato a depilazione, shampoo e manicure e in procinto di elemosinare un passaggio, quando finalmente mi sono riconnessa al flusso spazio-temporale ed ho realizzato che era solo venerdì, mi sono messa a ridere. Da sola.
Poi sono tornata a dormire perché ve l'ho detto, sono stanca.
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martedì 16 febbraio 2016
Sotto il vestito, la Shapewear
Non ne conosco il motivo ed ho eroicamente resistito alla tentazione di interpellare Dr. Google ma da quando sono diventata la pia donna devota all'ascetismo alimentare pago molto di più, in termini di malessere fisico, qualsiasi sgarro alla dieta.
Per esempio due sere fa avevo proteine per cena. Ho scelto il crudo sgrassato sostituendo al pane integrale una piadina. E alla mela un quadratino di cioccolato fondente. Ero convinta che l'ora di sport mi avesse concesso l'immunità. Carlo Cracco non può fottermi!
Alle 4 e 25 mi sono svegliata in preda ad incubi la prima serie di Fargo in loop non si digerisce facilmente, sapete, sudorazione e autocombustione.
Per domare le fiamme che avviluppavano il mio stomaco, l'esofago, la gola, le viscere non ho potuto far altro che arrendermi ed abbracciare la tazza. In ginocchio. Con lo scaldino a palla dritto sulla faccia. Perché io valgo.
Il giorno dopo in acensore la Ma' mi ha consigliato il cioccolato senza zucchero, burro, cacao. Volevo risponderle magnatelo te ma temevo ripercussioni, così ho sorriso e mentendo sapendo di mentire ho solo annuito e detto sicuramente lo proverò, sicuramente.
Negli ultimi 9 giorni ho perso 4 etti. Mamma Mina mi ha incoraggiato ad essere fiera del risultato. Ma da tre dicotre! domeniche senza fettuccine e pastarelle io mi aspettavo qualcosina in più. Niente di impegnativo, dopotutto, solo svegliarmi Valeria Mazza. Però bruna. Che ci tengo al mio colore di capelli.
Siccome le fissazioni sono peggio delle malattie ho iniziato a valutare l'acquisto di una Shapewear. Pare una cosa fighissima in realtà è la rivisitazione duepuntozero della vecchia cara pancera. Quello stesso terribile indumento intimo che le vostre madri esibivano con orgoglio e senza pudore nei meravigliosi '80 e che ha concesso loro di mascherare slabbramenti post gravidici e grandi abbuffate domenicali post boom economico.
Ecco la prescelta:
Rigorosamente color carne perché se una cosa fa cagare, fa cagare. Inutile cercare di renderla socialmente accettabile colorandola di nero.
Ho scritto alle Sisters chiedendo se a loro parere necessiti dell'arnese che, per esempio, potrebbe aiutarmi a vivere, anzichè cercare di non respirare, quando indosso un tubino.
Tu necessiti di un analista, bravo. Hanno risposto.
Per esempio due sere fa avevo proteine per cena. Ho scelto il crudo sgrassato sostituendo al pane integrale una piadina. E alla mela un quadratino di cioccolato fondente. Ero convinta che l'ora di sport mi avesse concesso l'immunità. Carlo Cracco non può fottermi!
Alle 4 e 25 mi sono svegliata in preda ad incubi la prima serie di Fargo in loop non si digerisce facilmente, sapete, sudorazione e autocombustione.
Per domare le fiamme che avviluppavano il mio stomaco, l'esofago, la gola, le viscere non ho potuto far altro che arrendermi ed abbracciare la tazza. In ginocchio. Con lo scaldino a palla dritto sulla faccia. Perché io valgo.
Il giorno dopo in acensore la Ma' mi ha consigliato il cioccolato senza zucchero, burro, cacao. Volevo risponderle magnatelo te ma temevo ripercussioni, così ho sorriso e mentendo sapendo di mentire ho solo annuito e detto sicuramente lo proverò, sicuramente.
Negli ultimi 9 giorni ho perso 4 etti. Mamma Mina mi ha incoraggiato ad essere fiera del risultato. Ma da tre dicotre! domeniche senza fettuccine e pastarelle io mi aspettavo qualcosina in più. Niente di impegnativo, dopotutto, solo svegliarmi Valeria Mazza. Però bruna. Che ci tengo al mio colore di capelli.
Siccome le fissazioni sono peggio delle malattie ho iniziato a valutare l'acquisto di una Shapewear. Pare una cosa fighissima in realtà è la rivisitazione duepuntozero della vecchia cara pancera. Quello stesso terribile indumento intimo che le vostre madri esibivano con orgoglio e senza pudore nei meravigliosi '80 e che ha concesso loro di mascherare slabbramenti post gravidici e grandi abbuffate domenicali post boom economico.
Ecco la prescelta:
Rigorosamente color carne perché se una cosa fa cagare, fa cagare. Inutile cercare di renderla socialmente accettabile colorandola di nero.
Ho scritto alle Sisters chiedendo se a loro parere necessiti dell'arnese che, per esempio, potrebbe aiutarmi a vivere, anzichè cercare di non respirare, quando indosso un tubino.
Tu necessiti di un analista, bravo. Hanno risposto.
venerdì 12 febbraio 2016
Cancelletto più sei effe
Ieri collega Enne mi ha fatto gentilmente notare che il mio incarnato, già tendente al bianco purissimo tipo cancelletto sfilza di effe, per dirla alla nerd, era ancora più bianco. In pratica lo spot vivente della Dash. E meno male che non mi hanno invitata a SanRemo che la Meloni già stava pronta con gli hashtag #mammarai #ancorapubblicitàocculta. Sarebbe stato imbarazzante.
In ogni caso anziché fornirle la risposta standard è perchè so nobile ho semplicemente e spontaneamente detto è perché non magno. Dura verità, adorati sudditi.
Prendiamo ad esempio la giornata di ieri. Caffè con Dietor e aspartame, Buondì al cioccolato (boni, state boni. La colazione è l'unico momento dolce della giornata gentilmente concessomi da Sboccaccio), zucchine lesse, mezza Philadelphia light, quattro barra cinque fette di cotto sgrassato e una fetta e mezzo di pane integrale. E basta. Cioè, nient'altro. Capite? Niente.
Il vero dramma, però, è che allo sprint iniziale, durante il quale ho perso quasi due kg in poco più di due settimane, s'è sostituito il classico stallo. Da una settimana combatto con la disillussione che mi coglie ogni volta che salgo sulla bilancia, spero che la seconda cifra dopo il 5 sia cambiata e mi deprimo constatando che quella manciata di etti che mi separano dall'obiettivo sono ancora tutti lì, mi fissano beffardi come a dire noi qui non ce ne andiamo, stiamo così bene sulle tue chiappe.
Ma non mi arrendo. Io no, io giammai. Pannella è il mio pastore, paura io non ho. Sono disposta a barattare il fisico di Kate Moss solo con con una panza doppiaicselle. Abitata, ovvio.
In ogni caso anziché fornirle la risposta standard è perchè so nobile ho semplicemente e spontaneamente detto è perché non magno. Dura verità, adorati sudditi.
Prendiamo ad esempio la giornata di ieri. Caffè con Dietor e aspartame, Buondì al cioccolato (boni, state boni. La colazione è l'unico momento dolce della giornata gentilmente concessomi da Sboccaccio), zucchine lesse, mezza Philadelphia light, quattro barra cinque fette di cotto sgrassato e una fetta e mezzo di pane integrale. E basta. Cioè, nient'altro. Capite? Niente.
Il vero dramma, però, è che allo sprint iniziale, durante il quale ho perso quasi due kg in poco più di due settimane, s'è sostituito il classico stallo. Da una settimana combatto con la disillussione che mi coglie ogni volta che salgo sulla bilancia, spero che la seconda cifra dopo il 5 sia cambiata e mi deprimo constatando che quella manciata di etti che mi separano dall'obiettivo sono ancora tutti lì, mi fissano beffardi come a dire noi qui non ce ne andiamo, stiamo così bene sulle tue chiappe.
Ma non mi arrendo. Io no, io giammai. Pannella è il mio pastore, paura io non ho. Sono disposta a barattare il fisico di Kate Moss solo con con una panza doppiaicselle. Abitata, ovvio.
venerdì 29 gennaio 2016
Il respiro del Loto
Oh Lu! Che piacere rivederti! Sono passati 1132 giorni dal tuo ultimo allenamento.
La voce robotica è quella della pedana della Wii, nella quale, per la cronaca, s'erano ossidate le stilo. L'ultima volta che c'ho poggiato i piedi sopra è stato nell'ottobre del 2012 e da allora ho messo su peso. Tanto peso. Troppo. Il mio lassismo, insomma, ha avuto pessime ripercussioni sulla mia linea ma non è stata tutta colpa mia. Se l'insulinoresistenza si chiama pure sindorme metabolica ci sarà un motivo, no?
Ieri ho messo il dolcificante nel caffè scoprendo, con immensa sopresa e altrettanto sollievo, che non è lu demogno ncazzato, anzi. Il retrogusto amarognolo mi piace ma ai biscotti Misura, ecco, non ci si abitua facilmente.
Nel frattempo anche l'atteso cagotto è arrivato. Ieri, nello specifico, dopo il terzo download al cesso ho avuto una crisi mistica e sono stata fortemente tentanta di chiamare Sboccaccio e mandarlo a cagare, così come stavo facendo io.
In ogni caso 20 giorni di metformina e qualche accorgimento dietetico mi hanno dato il coraggio di vestirmi di giallo, colore in voga a quanto pare, visto che stamattina a piazza San Silverstro c'era questa roba qua:
Golden Lotus è l'installazione dell'artista Choi Jeong-hwa, ha lasciato il MAXXI per farsi ammirare da turisti e romani nel centro della città. Fa parte della serie dei Breathing Flowers, i suoi petali dorati, che coprono 10 metri di diametro, si gonfiano e sgonfiano, aprono e chiudono, simulando il respiro.
Roma stupisce, sempre. Come un amante devoto. E se ieri una nebbia fitta ingrigiva le sue bellezze, oggi il sole di un inverno che è tornato in breve tempo ad essere mite e i fiori nel suo cuore l'hanno resa bella, lussureggiante, inarrivabile. Come un sogno. Come il mio, che un fiore di loto lo vorrei in pancia.
La voce robotica è quella della pedana della Wii, nella quale, per la cronaca, s'erano ossidate le stilo. L'ultima volta che c'ho poggiato i piedi sopra è stato nell'ottobre del 2012 e da allora ho messo su peso. Tanto peso. Troppo. Il mio lassismo, insomma, ha avuto pessime ripercussioni sulla mia linea ma non è stata tutta colpa mia. Se l'insulinoresistenza si chiama pure sindorme metabolica ci sarà un motivo, no?
Ieri ho messo il dolcificante nel caffè scoprendo, con immensa sopresa e altrettanto sollievo, che non è lu demogno ncazzato, anzi. Il retrogusto amarognolo mi piace ma ai biscotti Misura, ecco, non ci si abitua facilmente.
Nel frattempo anche l'atteso cagotto è arrivato. Ieri, nello specifico, dopo il terzo download al cesso ho avuto una crisi mistica e sono stata fortemente tentanta di chiamare Sboccaccio e mandarlo a cagare, così come stavo facendo io.
In ogni caso 20 giorni di metformina e qualche accorgimento dietetico mi hanno dato il coraggio di vestirmi di giallo, colore in voga a quanto pare, visto che stamattina a piazza San Silverstro c'era questa roba qua:
Golden Lotus è l'installazione dell'artista Choi Jeong-hwa, ha lasciato il MAXXI per farsi ammirare da turisti e romani nel centro della città. Fa parte della serie dei Breathing Flowers, i suoi petali dorati, che coprono 10 metri di diametro, si gonfiano e sgonfiano, aprono e chiudono, simulando il respiro.
Roma stupisce, sempre. Come un amante devoto. E se ieri una nebbia fitta ingrigiva le sue bellezze, oggi il sole di un inverno che è tornato in breve tempo ad essere mite e i fiori nel suo cuore l'hanno resa bella, lussureggiante, inarrivabile. Come un sogno. Come il mio, che un fiore di loto lo vorrei in pancia.
martedì 26 gennaio 2016
The Squiddi's effect
Ormai rassegnata alla triste evidenza di non aver, nemmeno quest'anno, ricevuto in dono da Babbo Natale l'apparato riproduttivo della Hunziker, tantomeno il suo metabolismo, sto continuando a seguire la dieta a basso contenuto di zuccheri, gusto e soddisfazione.
Magra consolazione, il lieve calo di appetito, unico, per ora, effetto collaterale della metformina, insieme a qualche trascurabile fastidio intestinale.
Ad essere onesta, non so se il fatto che io non mi avventi più sul cibo con la voracità con cui mi avventerei sul Robert Redford di Come Eravamo sia una reale controindicazione del Glucophase o, semplicemente, una conseguenza della mancata predisposizione delle mie ghiandole salivari ad eccitarsi di fronte al colore verde, unico pigmento concesso agli alimenti che posso ingurgitare senza limiti di sorta, fatto sta che la mini porzione settimanale di pasta manco m'annava.
Mangio per tenermi in piedi ed evitare che le montagne russe insulinemiche mi tarlino le ovaie più di quanto non abbiano già fatto.
Scoprire l'insulinoresistenza dopo tre anni, un'operazione e 5 stimolazioni più o meno invadenti su rapporti mirati tristi e perlopiù forzati, un po' avvilisce. Soprattutto quando di martedì avanzi già 6 ore di sonno e il ciclo si trascina via quelle poche energie che avevi deciso di canalizzare e razionare con criterio.
Per esempio, in preda ai consueti deliri di onnipotenza della domenica sera, quelli generati dai sensi di colpa per i bagordi del fine settimana, avevo deciso di riprendere l'allenamento aerobico con il programma Wii fit. Poi ho scoperto che Penelope, famelica pure lei, s'è mangiucchiata il cavo. Il tempo impiegato da Amazon per farmene recapitare uno nuovo e già la motivazione iniziale è vergognosamente scemata.
Intanto sul mio conto manca ancora lo stipendio di dicembre. Di per se questa non sarebbe una gran novità se non fosse che stavolta non c'è ancora traccia nemmeno della busta paga.
Sono preoccupata, molto stanca e molto verde.
Di questo passo diventerò magrissima, nasissima e verdissima come Squiddi.
Magra consolazione, il lieve calo di appetito, unico, per ora, effetto collaterale della metformina, insieme a qualche trascurabile fastidio intestinale.
Ad essere onesta, non so se il fatto che io non mi avventi più sul cibo con la voracità con cui mi avventerei sul Robert Redford di Come Eravamo sia una reale controindicazione del Glucophase o, semplicemente, una conseguenza della mancata predisposizione delle mie ghiandole salivari ad eccitarsi di fronte al colore verde, unico pigmento concesso agli alimenti che posso ingurgitare senza limiti di sorta, fatto sta che la mini porzione settimanale di pasta manco m'annava.
Mangio per tenermi in piedi ed evitare che le montagne russe insulinemiche mi tarlino le ovaie più di quanto non abbiano già fatto.
Scoprire l'insulinoresistenza dopo tre anni, un'operazione e 5 stimolazioni più o meno invadenti su rapporti mirati tristi e perlopiù forzati, un po' avvilisce. Soprattutto quando di martedì avanzi già 6 ore di sonno e il ciclo si trascina via quelle poche energie che avevi deciso di canalizzare e razionare con criterio.
Per esempio, in preda ai consueti deliri di onnipotenza della domenica sera, quelli generati dai sensi di colpa per i bagordi del fine settimana, avevo deciso di riprendere l'allenamento aerobico con il programma Wii fit. Poi ho scoperto che Penelope, famelica pure lei, s'è mangiucchiata il cavo. Il tempo impiegato da Amazon per farmene recapitare uno nuovo e già la motivazione iniziale è vergognosamente scemata.
Intanto sul mio conto manca ancora lo stipendio di dicembre. Di per se questa non sarebbe una gran novità se non fosse che stavolta non c'è ancora traccia nemmeno della busta paga.
Sono preoccupata, molto stanca e molto verde.
Di questo passo diventerò magrissima, nasissima e verdissima come Squiddi.
martedì 12 gennaio 2016
Astinenza e loisir
Sto seguendo una dieta a basso contenuto di zuccheri.
Procede bene.
Faccio cose, vedo gente, spacco tutto.
Riviste pseudoscientifiche di dubbia autorevolezza usano spesso affrontare il tema della dipendenza da dolciumi, bevande e cibo spazzatura.
E' tutto vero, sudditi. Tutto.
Perché se quella che ho avuto oggi di ritorno dal lavoro non è stata una vera e propria crisi di astinenza beh, poco c'è mancato.
Sono stata abbastanza forte da resistere, impavida e determinata. Nonostante in dispensa il kilo di Nutella reclamasse a gran voce le mie attenzioni non ho ceduto al suo dolce, dolcissimo, zuccherosissimo richiamo e questa, credetemi, sarebbe una prova sufficiente perché il fato, Dio, il Mago di Oz o chiunque giochi a dadi coi nostri destini si decidesse a mandarmi mio figlio.
Ma molte altre sfide, lo so, mi attendono.
Tipo lo zucchero di canna nel caffè.
Perché lo zucchero di canna fa schifo. Sebbene, vi sento, siate in molti a sostenere il contrario.
Col nobile fine di soddisfare la nostra fame di coccole in assenza di uomini (lei) e di saccarosio (io) con la Sister O. ci siamo concesse un bagno di bellezza. Ovvero lei s'è fatta massaggiare la faccia, io mi sono fatta la ceretta. Che a ben pensarci non è poi 'sta gran coccola ma, vi assicuro, l'eucalipto lì dove non batte il sole regala fresche e piacevoli sensazioni.
La Sister G. ha commentato la notizia con un me fate paura ma forse era in preda agli effetti allucinogeni di un OKI scaduto nel 2014, preso erroneamente per placare i dolori mestruali.
Col nuovo contratto faccio meno ore per lo stesso, spero, stipendio. Un bel regalo da parte dell'azienda, nulla da obiettare. Ma ho troppo tempo libero e dentro ci metto tutto quello che trovo, alla rinfusa, senza criterio, organizzazione o priorità.
Tipo che ieri ho ripassato i causativi inglesi, fatto sport, spolverato, cucinato il pollo coi peroni e visto un pezzo di documentario su Roma. Sono crollata alle 10.07 pensando che due ore in più al giorno non possono trasformarsi in un massacro.
La verità è che non voglio avere tempo libero, perché come disse nonsochi l'unico modo per non deprimersi è non avere sufficiente tempo libero per chiedersi se si è davvero felici.
Procede bene.
Faccio cose, vedo gente, spacco tutto.
Riviste pseudoscientifiche di dubbia autorevolezza usano spesso affrontare il tema della dipendenza da dolciumi, bevande e cibo spazzatura.
E' tutto vero, sudditi. Tutto.
Perché se quella che ho avuto oggi di ritorno dal lavoro non è stata una vera e propria crisi di astinenza beh, poco c'è mancato.
Sono stata abbastanza forte da resistere, impavida e determinata. Nonostante in dispensa il kilo di Nutella reclamasse a gran voce le mie attenzioni non ho ceduto al suo dolce, dolcissimo, zuccherosissimo richiamo e questa, credetemi, sarebbe una prova sufficiente perché il fato, Dio, il Mago di Oz o chiunque giochi a dadi coi nostri destini si decidesse a mandarmi mio figlio.
Ma molte altre sfide, lo so, mi attendono.
Tipo lo zucchero di canna nel caffè.
Perché lo zucchero di canna fa schifo. Sebbene, vi sento, siate in molti a sostenere il contrario.
Col nobile fine di soddisfare la nostra fame di coccole in assenza di uomini (lei) e di saccarosio (io) con la Sister O. ci siamo concesse un bagno di bellezza. Ovvero lei s'è fatta massaggiare la faccia, io mi sono fatta la ceretta. Che a ben pensarci non è poi 'sta gran coccola ma, vi assicuro, l'eucalipto lì dove non batte il sole regala fresche e piacevoli sensazioni.
La Sister G. ha commentato la notizia con un me fate paura ma forse era in preda agli effetti allucinogeni di un OKI scaduto nel 2014, preso erroneamente per placare i dolori mestruali.
Col nuovo contratto faccio meno ore per lo stesso, spero, stipendio. Un bel regalo da parte dell'azienda, nulla da obiettare. Ma ho troppo tempo libero e dentro ci metto tutto quello che trovo, alla rinfusa, senza criterio, organizzazione o priorità.
Tipo che ieri ho ripassato i causativi inglesi, fatto sport, spolverato, cucinato il pollo coi peroni e visto un pezzo di documentario su Roma. Sono crollata alle 10.07 pensando che due ore in più al giorno non possono trasformarsi in un massacro.
La verità è che non voglio avere tempo libero, perché come disse nonsochi l'unico modo per non deprimersi è non avere sufficiente tempo libero per chiedersi se si è davvero felici.
giovedì 25 giugno 2015
Ascesi (e risalii)
In tutta onestà l'ascetismo alimentare e monetario alla lunga scassa le ovaie. Ma paga. Dopo quasi due mesi di aperto conflitto con lo specchio del cesso, alimentato da sanguinose battaglie, capocciate sui muri, strizzamento di chiappe, panza e maniglioni antipanico, la situazione parrebbe essere migliorata. Il mio pesoforma ideale (e utopico) è ancora lontano e continuo a pensare che sia stato il mio clone magro, anziché io, ad indossare il mio abito da sposa il cui giro vita farebbe sbiancare Kate Moss. O la donna Barbie. Però sono tornata a piacermi (e a sedermi senza sembrare un muffin. O Homer Simpons. O Homer Simpons che mangia un muffin).
Il ritrovamento della shilouette perduta non mi esonera, tuttavia, dal desiderio di acquistare oggetti paraginnici e paramiracolosi, tipo il cinturione vibrante che polverizza l'adipe in eccesso sull'addome in meno d'una settimana.
A frenarmi è l'ascetismo monetario. Duro tanto quanto quello alimentare.
Oltre al jeans skinny a pois ho rinunciato a un numero imprecisato di foulard, qualche borsa, una tuta, un tubino color Tiffany e un maxi dress a righe bianche e nere che fa tanto turista ameriggana a Venezia ed è, pare, il must have di quest'estate.
Unica goduriosa concessione sarà, salvo diverse indicazioni, il mega hamburger che ci concederemo domani, per festeggiare in leggero ritardo il nostro quarto anniversario. Che è oggi.
Non sono tipo da ricorrenze, lo sapete. Gli auguri mi indispongono. Nutro sempre concreti sospetti riguardo la sincerità delle persone che si prodigano per farmeli e poi, come se questo non fosse già abbastanza, mi sento pure un colpa.
Evito di festeggiare. Mi basta sapere che abbiamo retto. Almeno fin'ora.
Sempre e solo io e te
Come ha detto lui.
Il ritrovamento della shilouette perduta non mi esonera, tuttavia, dal desiderio di acquistare oggetti paraginnici e paramiracolosi, tipo il cinturione vibrante che polverizza l'adipe in eccesso sull'addome in meno d'una settimana.
A frenarmi è l'ascetismo monetario. Duro tanto quanto quello alimentare.
Oltre al jeans skinny a pois ho rinunciato a un numero imprecisato di foulard, qualche borsa, una tuta, un tubino color Tiffany e un maxi dress a righe bianche e nere che fa tanto turista ameriggana a Venezia ed è, pare, il must have di quest'estate.
Unica goduriosa concessione sarà, salvo diverse indicazioni, il mega hamburger che ci concederemo domani, per festeggiare in leggero ritardo il nostro quarto anniversario. Che è oggi.
Non sono tipo da ricorrenze, lo sapete. Gli auguri mi indispongono. Nutro sempre concreti sospetti riguardo la sincerità delle persone che si prodigano per farmeli e poi, come se questo non fosse già abbastanza, mi sento pure un colpa.
Evito di festeggiare. Mi basta sapere che abbiamo retto. Almeno fin'ora.
Sempre e solo io e te
Come ha detto lui.
martedì 19 maggio 2015
Nuove derive social: i guru dell'health life
La nuova frontiera dei new skinny (ex cicciottelli redenti e repressi) è la pubblicazione ossessivo compulsiva dei loro (sbilanciati) pasti su Instagram.
L'ho scoperto ieri mentre ero intenta a farmi gli altrui's cazzis facendo attenzione a che non mi partisse qualche like inopportuno. Perché Instagram è subdolo, sapete. Basta un attimo di distrazione che ti ritrovi un mi piace grosso come una casa, pesante come la più lurida delle vergogne sulla foto della sua ex, col tanga in finta posa nature, a pecorina sul Mar Morto. E' un'ammissione di stalking peggio che essere cioccati a controllare la cronologia del piccì del tuo partner.
Ordunque una nuova mitomania è nata. Come se il nutrito database di usi degenerativi dei social non fosse già abbastanza sovraccarico.
Qualora anche voi rientriate in questa categoria e, colti da delirio d'onnipotenza, voleste improvvisarvi guru dell'health life sappiate che ci sono ferree regole a cui attenersi:
In nomen homen. Il vostro nick dovrà necessariamente contenere una o più delle seguenti parole: fitness, health, healtyfood, machoman, diet, slim, skinny, sport, I use to be fatbut now I'm only idiot. Stesso discorso per gli hashtag. In questo caso ogni parola dovrà essere seguita dal suo contrario. Perché gli ossimori, si sa, piacciono molto agli utenti e perché azzeccare i criteri di ricerca è assai difficile. Meglio non rischiare e mettere tutto nel calderone. Non siete certo Google, anche se siete (diventati) magri non siete (diventati) onnipotenti.
Tu vuo' fa l'ammericano. 'Ngulo alla dieta mediterranea, sentitevi pure in diritto di far prendere un coccolone a Giorgio Calabrese. Dovrete anteporre la salsa bbq, il burro d'arachidi, il porridge, le uova e il bacon all'olio d'oliva, alla pasta Voiello, alla lasagna de nonna, alle vongole veraci, alla carbonara del Perilli a Testaccio, alla pizza di Michele a Napoli.
Fantasia e immaginazione. Le farfalle integrali Barilla sanno di compensato. Ma se ci aggiungerete il pepe nero del Brasile, il curry dell'entroterra Tunisino, lo zafferano all'aroma di cannella raffinato in Belgio da schiavi immigrati clandestinamente dall'Uzbekistan allora regalerete ai vostri followers la piacevole illusione di sentirsi Cracco quando mette l'ovo sulla Rustica SanCarlo. O l'aglio nell'Amatriciana.
Accostamenti ad minchiam. Dimenticate il panino col crudo di Parma per merenda. Rinunciate al gelato crema e cioccolato. Persino il più salubre e bilanciato yogurt Danone non potrà mai equiparare la bresaola con semi di sesamo e caffè (questa non me la sono inventata, I swear)
Mi piace se ti muovi! Infine, lo sport. La palestra, la vostra seconda casa. Va mostrata. Ma ancor più vanno condivisi i risultati delle vostre erculee fatiche. Selfie con la tartaruga in bella mostra sono ammessi solo se associati ad esposizione del bicipite. Non dimenticate, poi, le misure del vostro giro vita, giro chiappa, giro coscia.
Vi prego, però, risparmiateci di sapere quali sono, almeno, le misure del vostro pisello.
L'ho scoperto ieri mentre ero intenta a farmi gli altrui's cazzis facendo attenzione a che non mi partisse qualche like inopportuno. Perché Instagram è subdolo, sapete. Basta un attimo di distrazione che ti ritrovi un mi piace grosso come una casa, pesante come la più lurida delle vergogne sulla foto della sua ex, col tanga in finta posa nature, a pecorina sul Mar Morto. E' un'ammissione di stalking peggio che essere cioccati a controllare la cronologia del piccì del tuo partner.
Ordunque una nuova mitomania è nata. Come se il nutrito database di usi degenerativi dei social non fosse già abbastanza sovraccarico.
Qualora anche voi rientriate in questa categoria e, colti da delirio d'onnipotenza, voleste improvvisarvi guru dell'health life sappiate che ci sono ferree regole a cui attenersi:
In nomen homen. Il vostro nick dovrà necessariamente contenere una o più delle seguenti parole: fitness, health, healtyfood, machoman, diet, slim, skinny, sport, I use to be fat
Tu vuo' fa l'ammericano. 'Ngulo alla dieta mediterranea, sentitevi pure in diritto di far prendere un coccolone a Giorgio Calabrese. Dovrete anteporre la salsa bbq, il burro d'arachidi, il porridge, le uova e il bacon all'olio d'oliva, alla pasta Voiello, alla lasagna de nonna, alle vongole veraci, alla carbonara del Perilli a Testaccio, alla pizza di Michele a Napoli.
Fantasia e immaginazione. Le farfalle integrali Barilla sanno di compensato. Ma se ci aggiungerete il pepe nero del Brasile, il curry dell'entroterra Tunisino, lo zafferano all'aroma di cannella raffinato in Belgio da schiavi immigrati clandestinamente dall'Uzbekistan allora regalerete ai vostri followers la piacevole illusione di sentirsi Cracco quando mette l'ovo sulla Rustica SanCarlo. O l'aglio nell'Amatriciana.
Accostamenti ad minchiam. Dimenticate il panino col crudo di Parma per merenda. Rinunciate al gelato crema e cioccolato. Persino il più salubre e bilanciato yogurt Danone non potrà mai equiparare la bresaola con semi di sesamo e caffè (questa non me la sono inventata, I swear)
Mi piace se ti muovi! Infine, lo sport. La palestra, la vostra seconda casa. Va mostrata. Ma ancor più vanno condivisi i risultati delle vostre erculee fatiche. Selfie con la tartaruga in bella mostra sono ammessi solo se associati ad esposizione del bicipite. Non dimenticate, poi, le misure del vostro giro vita, giro chiappa, giro coscia.
Vi prego, però, risparmiateci di sapere quali sono, almeno, le misure del vostro pisello.
martedì 13 gennaio 2015
Closing
Ieri mattina, giusto per esser certa di non essermi beccata una polmonite una settimana prima della preospedalizzazione per l'intervento che darà il via ufficiale al mio percorso di procreazione medicalmente assistita sapete com'è, sono un tipo fortunato, mi sono recata, con ZiaSanta, Mina e le loro annuali bronchiti asmatiche, da quello strano doc sempre abbronzato, che respira e bocca aperta e c'ha pure una cifra di borse sotto gli occhi.
Sei sana ha detto hai solo una tracheite
Che a me non pare proprio la stessa cosa che esser sani ma ci accontentiamo.
Stamattina mi sento meglio. Quindi non ho più potuto ignorare la coltre di peli canini sul pavimento, la tazzina sporca del caffè di ieri sul pianale della cucina, la lettiera della micia trasbordante di cacca.
Come se tutto ciò non bastasse a scuotere il mio precario equilibrio interiore Biagio ha pensato bene di svomitazzare su coperta, piumino, copripiumino, ciabatte dell'USI e pavimento. Tutto in un solo colpo. Son doti.
Ho inviato diciassette curricula e ricevuto un'inquietante telefonata da cugina L., a spasso con la sua amica paparazza, che, alla ricerca di informazioni succulente che mio marito avrebbe, a detta sua, saputo fornirle, mi ha dovuto confessare d'essere in quel di Nepi e di aver tenuto all'oscuro della sua scappatella adolescenziale suo marito, i suoi figli, mia zia.
Io ho pensato che mi piacerebbe essere come cugina L. e che, effettivamente, rispetto solo a tre anni fa, oggi sono molto più simile a lei di quanto mi ostino a negare a me stessa.
Ad ogni modo il mio personalissimo e difficile percorso verso la liberazione da doveri inutili, perbenismi e freni inibitori è ancora lungo.
Per esempio nutro ancora delle ritrosie al pensiero di andare a correre da sola sebbene continui ad incappare in foto di culi sodi e provi vergogna per lo stato in cui tengo il mio, a digiuno da squat e cyclette da almeno 3 mesi.
La dieta, tuttavia, continua senza troppe concessioni. Per il momento, visto il mascarpone in scadenza, ho ceduto solo a due fette di una cheesecake all'italiana frutto di una ricetta datami da un mio ex collega.
Al mio ex lavoro ci penso, ma ci penso meno
Ho la sensazione che questo capitolo così complessivamente assurdo della mia vita si stia chiudendo in via definitiva.
Sono stati gli anni più belli e quelli peggiori. Anni di sofferenza, scelte, rinunce ma anche di crescita, consapevolezza, riflessione, introspezione.
Non posso controllare il futuro, ne prevederlo. Non so cosa succederà so solo che, comunque vada, sarà qualcosa di nuovo. Un capitolo nuovo.
Sei sana ha detto hai solo una tracheite
Che a me non pare proprio la stessa cosa che esser sani ma ci accontentiamo.
Stamattina mi sento meglio. Quindi non ho più potuto ignorare la coltre di peli canini sul pavimento, la tazzina sporca del caffè di ieri sul pianale della cucina, la lettiera della micia trasbordante di cacca.
Come se tutto ciò non bastasse a scuotere il mio precario equilibrio interiore Biagio ha pensato bene di svomitazzare su coperta, piumino, copripiumino, ciabatte dell'USI e pavimento. Tutto in un solo colpo. Son doti.
Ho inviato diciassette curricula e ricevuto un'inquietante telefonata da cugina L., a spasso con la sua amica paparazza, che, alla ricerca di informazioni succulente che mio marito avrebbe, a detta sua, saputo fornirle, mi ha dovuto confessare d'essere in quel di Nepi e di aver tenuto all'oscuro della sua scappatella adolescenziale suo marito, i suoi figli, mia zia.
Io ho pensato che mi piacerebbe essere come cugina L. e che, effettivamente, rispetto solo a tre anni fa, oggi sono molto più simile a lei di quanto mi ostino a negare a me stessa.
Ad ogni modo il mio personalissimo e difficile percorso verso la liberazione da doveri inutili, perbenismi e freni inibitori è ancora lungo.
Per esempio nutro ancora delle ritrosie al pensiero di andare a correre da sola sebbene continui ad incappare in foto di culi sodi e provi vergogna per lo stato in cui tengo il mio, a digiuno da squat e cyclette da almeno 3 mesi.
La dieta, tuttavia, continua senza troppe concessioni. Per il momento, visto il mascarpone in scadenza, ho ceduto solo a due fette di una cheesecake all'italiana frutto di una ricetta datami da un mio ex collega.
Al mio ex lavoro ci penso, ma ci penso meno
Ho la sensazione che questo capitolo così complessivamente assurdo della mia vita si stia chiudendo in via definitiva.
Sono stati gli anni più belli e quelli peggiori. Anni di sofferenza, scelte, rinunce ma anche di crescita, consapevolezza, riflessione, introspezione.
Non posso controllare il futuro, ne prevederlo. Non so cosa succederà so solo che, comunque vada, sarà qualcosa di nuovo. Un capitolo nuovo.
giovedì 8 gennaio 2015
La dieta del sette
Come tradizione impone dal 7 gennaio ho iniziato una dietahahahahahah. In realtà volevo semplicemente reinterpretare in chiave salutista la mia alimentazione. Sia ben chiaro: non mi converto alla soia, ne al kamut, ne al credo vegano. Sono figlia di mater italica, del magna che te passa, del meglio due kg in più che due etti in meno, del grasso è bello, del 'sto pupo nun me magna dotto'. Non posso rinnegare le mie origini ne gettare alle ortiche anni e anni di crociate materne volte ad evitare la mia denutrizione. Sono piuttosto sicura che due fette di salame non abbiano mai ucciso nessuno, a parte il maiale, ovvio. Dio quanto scassate voi devoti della carota! E sono anche certa che morirò prima di salmonella che di Nutella. Persino le mie diete più rigide hanno sempre compreso il cioccolato, la pizza margherita, la pasta all'ovo.
Però questo Natale ho esagerato. E se il Natale se lo semo levati dalle palle i kg no. E il gonfiore manco.
Non avendo quindi intenzione d'essere eletta miss pappagorgia dell'anno ho deciso di correre ai ripari.
Non sono certa di averlo fatto nel modo giusto, men che meno nel modo salutare.
Per esempio ieri, in preda a deliri febbrili, mal di gola, tosse, ho pranzato con un tè caldo e un torroncino ricoperto di cioccolato bianco, saltando la colazione. Alle quindici in preda a deliri famelici mi sono attaccata all'unica cosa pronta che avevo in frigo: pecorino a tocchetti portato in dono da amico ignoto del nuovo uomo di mia sorella la sera di capodanno e noci. Per cena riso in bianco. Applausi per me.
Oggi a colazione non ho potuto proprio rinunciare al pandoro Bauli. Fortuna che a pranzo ho mangiato solo pizza e salame.
Siccome sono una che non molla, manco quando la via della perdizione parrebbe essere senza ritorno, ho deciso di rimediare allo sgarro cenando con merluzzo al forno e cicoria.
Peccato per quel salame avanzato in frigo. Peccato per quel pezzetto di pizza bianca avanzata nel cassetto del pane.
Peccato per quel momento di sconforto che mi ha colta alla sprovvista. Peccato.
Di questo passo oltre al titolo per la pappagorgia mi daranno anche un riconoscimento per le maniglie dell'amore, la panzetta cinquecentesca, il posteriore a prosciutto.
Per le tette no, quelle non crescono. Mai.
Però questo Natale ho esagerato. E se il Natale se lo semo levati dalle palle i kg no. E il gonfiore manco.
Non avendo quindi intenzione d'essere eletta miss pappagorgia dell'anno ho deciso di correre ai ripari.
Non sono certa di averlo fatto nel modo giusto, men che meno nel modo salutare.
Per esempio ieri, in preda a deliri febbrili, mal di gola, tosse, ho pranzato con un tè caldo e un torroncino ricoperto di cioccolato bianco, saltando la colazione. Alle quindici in preda a deliri famelici mi sono attaccata all'unica cosa pronta che avevo in frigo: pecorino a tocchetti portato in dono da amico ignoto del nuovo uomo di mia sorella la sera di capodanno e noci. Per cena riso in bianco. Applausi per me.
Oggi a colazione non ho potuto proprio rinunciare al pandoro Bauli. Fortuna che a pranzo ho mangiato solo pizza e salame.
Siccome sono una che non molla, manco quando la via della perdizione parrebbe essere senza ritorno, ho deciso di rimediare allo sgarro cenando con merluzzo al forno e cicoria.
Peccato per quel salame avanzato in frigo. Peccato per quel pezzetto di pizza bianca avanzata nel cassetto del pane.
Peccato per quel momento di sconforto che mi ha colta alla sprovvista. Peccato.
Di questo passo oltre al titolo per la pappagorgia mi daranno anche un riconoscimento per le maniglie dell'amore, la panzetta cinquecentesca, il posteriore a prosciutto.
Per le tette no, quelle non crescono. Mai.
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