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lunedì 16 febbraio 2015

Il complesso

Ammetto che la tentazione di mollare tutto e prendere la via dell'Aventino è stata molto, molto forte. Così forte e così ben radicata nel mio subconscio da non essersi, ancora, perfettamente scozzata.

I dubbi che mordicchiano impietosi i miei pensieri poggiano solide basi su diversi motivi.

Innanzitutto il mio lunghissimo digiuno lavorativo mi ha reso insicura, incerta sulle mie possibilità, svogliata, deconcentrata, apatica. Un mostro.

In secondo luogo il cliente di questa web agency, pullulante di gente così smart da solleticare insistentemente quel malcelato complesso di inferiorità che ti porti addosso dalle scuole medie, quando tua madre ti comprava le Lelli Kelly e le camicie coi collini a centrino, è very important e tanto, troppo, esageratamente istituzionale. Che mica uso se frasi fatte a minchia, io. Insomma, ansia a cagotto.

Infine la missione pupo che rischia di arrancare dietro un lavoro che per molti sarebbe considerato, a ragione, una grande occasione e che per me rischia di essere solo impegnativo, massacrante, totalizzante.

Mi sento l'ultima della classe in mezzo a tanti cervelloni iperattivi e motivati. E convivo col timore che questo impiego non farà altro che togliermi determinazione, passione ed energie per quella che considero, ancora e sempre, la mia unica, grande e vera priorità: la ricerca di mio figlio.


venerdì 13 febbraio 2015

L'accordo

Un vecchio adagio feisbucchiano o semplicemente vecchio adagio, dipende dalla generazione d'appartenenza, recita chi ti ama ti cerca.

Che pare una cazzata da Bacio Perugina ma non lo è. Non del tutto, almeno. Perché al di là delle menate da ti telefono o no, ti telefono no, io non cedo per prima (Giannah forevah) in amor vince chi rincorre e chi si fa acchiappare.

Funziona lo stesso col lavoro. Paragone poco romantico, I know, ma piuttosto calzante.

Oggi, per esempio, in una bagnata Roma trasteverina ho fatto l'ennesimo colloquio. Uno di quelli in cui, al contrario dei precedenti, riponevo aspettative bassissime da crollo d'autostima.

Sulla mia mail, stasera, c'è un docx con una proposta d'accordo. Nulla, in realtà, che mi faccia diventar ricca o che mi assicuri la malattia pagata, un impiego vita natural durante, i buoni pasto. Il solito basso profilo. Tanto lavoro, pochi denari, niente garanzie.

Ma è meglio di niente. Di certo è meglio che restare attaccati a un cellulare che non suona mai, come la Pausini ai tempi di Marco e prima delle lezioni di dizione finalizzate all'estirpazione dal palato della seta romagniuola. 

venerdì 6 febbraio 2015

Maratone colloquiali e ovulazioni ritardatarie

In america lo chiamano suit ed è una di quelle parole dalla pronuncia labile, che non sei mai certa di aver detto nel modo giusto e che non riusciresti a estrapolare da una frase di senso compiuto manco col Google Transale aperto sullo smartphone. Significa completo, vestito, tailleur. 

Il mio preferito è di List. La giacca è corta, lascia la vita scoperta e ha una martingala sul retro. Il pantalone è classico, nero, stretto sulla coscia, morbido sullo stinco e sulla caviglia.

Mi slancia e, a quanto pare, mi fa pure un bel culo. 

Lo acquistai nel negozio di via Tiburtina, era fine marzo 2007 e mancavano esattamente tre settimane alla mia laurea. La prima, la triennale. Da allora l'ho usato così tanto da usurare il girochiappa. E' perfetto per le riunioni, le occasioni formali, soprattutto per i colloqui di lavoro. Sarà per questo che negli ultimi tre giorni l'ho indossato tre volte ed ora, unto e bisunto, pregno di smog romano, pioggia e fango implora pietà sulla sedia della camera da letto.

La maratona colloquiale si è conclusa oggi ed io temo di non aver cavato un ragno dal buco. Due lavori su tre sono appetibili e stimolanti ma lontanissimi da casa e tendenzialmente mal retribuiti, l'altro è fuori discussione.

Però c'ho preso gusto. Ho praticamente imparato il curriculum a memoria e non mi trattengo più quando si tratta di parlare di soldi, orari, ora d'aria. Conosco le mie capacità, so che posso dare tanto e, sebbene io sia figlia del boom e madre della crisi, pretendo un'adeguata ricompensa per i miei sforzi e il mio know how.

Nel frattempo ovulo in vergognoso ritardo ma ho smesso di aspettarmi qualcosa dalle mie ovaie. Alzatina di spalle e giramento di palle sono due facce della stessa medaglia. Visto il culo che mi ritrovo sono piuttosto certa che mi troverò costretta, causa ciclo sballato rispetto alle previsioni, a rimandare la laparoscopia, prevista per fine mese - inizio marzo. Attendo la chiamata senza ansie, tutte le date attese prima o poi arrivano e arriverà pure questa.

Quest'approccio very zen inizia a dare i suoi frutti. Ora smatto solo in PMS, quando le rotelle del mio cervello friggono gli ingranaggi, i pensieri si accavallano e io concludo profondissime riflessioni esistenziali con un banale moriremo tutti!

Temo lo sballo da ormoni quasi quanto le zampate di Biagio sulle budella e in piena faccia di prima mattina ma da un paio di mesi cerco di ristabilire il contatto con la realtà. La mia vita non sta andando a rotoli - mi dico - sono solo un po' su/giù/su/giù di giri e quando FSH, progesterone e LH torneranno in fila per sei col resto di due io avrò la pelle più liscia, l'umore meno ballerino e le tette più mosce.

E' un mantra che consiglio a tutte le patate in ascolto. E ricordate, se non funziona c'è sempre la Nutella.

sabato 31 gennaio 2015

Terrorismo e altalene emozionali

Facendo ricorso alla pochissima buona volontà rimasta sul fondo del mio barile emozionale, la settimana scorsa mi sono decisa a chiamare AlterEgo per fare la spia renderla edotta riguardo l'esito della visita ginecologica pre-ricovero fattami dal Kappler delle passere di cui qui.

Come sospettavo il tipo è un terrorista e io ho fatto bene a non farmi condizionare troppo dagli scenari catastrofici che mi ha spiattellato in faccia con spocchia e noncuranza.

Stia tranquilla - ha detto AlterEgo - Kappler è uno specializzando del quinto anno, deve averle prescritto di default esami non necessari perché non li ha visti nella sua cartella.

'sto deficiente.

La ricerca pazza e disperata d'un lavoro, una casa e una botta di culo prosegue imperterrita, ma faticosamente. Ieri, per esempio, l'ennesimo crollo emotivo mi ha succhiato energie e voglia di vivere, così ho singhiozzato maledicendo la mia inutilità sul felpone di pile d'un marito fin troppo paziente.

Poi mi sono ripresa, eh.

A provocare il black-out del mio emisfero destro è stata una cacio e pepe. Proprio così. Una stronzissima ricetta che si ostina a non riuscirmi come dovrebbe. Dopo la fallimentare prova number three ho iniziato a pensare cose tipo ecco, non so fare un bambino, non trovo un lavoro e manco so' fare un piatto di pasta. Qualcuno dovrebbe uccidermi.

Continuando a tener fede al mio unico buon proposito annuale, che in soldoni sarebbe semplicemente vivere meglio ho cancellato il numero di Emme, quella che si gode il mio lavoro, la mia scrivania, i miei colleghi e dorme sugli allori dei miei meriti e delle mie competenze.

Quello che ancora mi riesce difficile è cancellare lui. 

Lo farai quando sarà il momento, mi dico. Non riesco a capire se sia una scusa, una proroga o un auspicio.

martedì 13 gennaio 2015

Closing

Ieri mattina, giusto per esser certa di non essermi beccata una polmonite una settimana prima della preospedalizzazione per l'intervento che darà il via ufficiale al mio percorso di procreazione medicalmente assistita sapete com'è, sono un tipo fortunato, mi sono recata, con ZiaSanta, Mina e le loro annuali bronchiti asmatiche, da quello strano doc sempre abbronzato, che respira e bocca aperta e c'ha pure una cifra di borse sotto gli occhi.

Sei sana ha detto hai solo una tracheite

Che a me non pare proprio la stessa cosa che esser sani ma ci accontentiamo.

Stamattina mi sento meglio. Quindi non ho più potuto ignorare la coltre di peli canini sul pavimento, la tazzina sporca del caffè di ieri sul pianale della cucina, la lettiera della micia trasbordante di cacca.

Come se tutto ciò non bastasse a scuotere il mio precario equilibrio interiore Biagio ha pensato bene di svomitazzare su coperta, piumino, copripiumino, ciabatte dell'USI e pavimento. Tutto in un solo colpo. Son doti.

Ho inviato diciassette curricula e ricevuto un'inquietante telefonata da cugina L., a spasso con la sua amica paparazza, che, alla ricerca di informazioni succulente che mio marito avrebbe, a detta sua, saputo fornirle, mi ha dovuto confessare d'essere in quel di Nepi e di aver tenuto all'oscuro della sua scappatella adolescenziale suo marito, i suoi figli, mia zia.

Io ho pensato che mi piacerebbe essere come cugina L. e che, effettivamente, rispetto solo a tre anni fa, oggi sono molto più simile a lei di quanto mi ostino a negare a me stessa.

Ad ogni modo il mio personalissimo e difficile percorso verso la liberazione da doveri inutili, perbenismi e freni inibitori è ancora lungo.

Per esempio nutro ancora delle ritrosie al pensiero di andare a correre da sola sebbene continui ad incappare in foto di culi sodi e provi vergogna per lo stato in cui tengo il mio, a digiuno da squat e cyclette da almeno 3 mesi.

La dieta, tuttavia, continua senza troppe concessioni. Per il momento, visto il mascarpone in scadenza, ho ceduto solo a due fette di una cheesecake all'italiana frutto di una ricetta datami da un mio ex collega.

Al mio ex lavoro ci penso, ma ci penso meno

Ho la sensazione che questo capitolo così complessivamente assurdo della mia vita si stia chiudendo in via definitiva.

Sono stati gli anni più belli e quelli peggiori. Anni di sofferenza, scelte, rinunce ma anche di crescita, consapevolezza, riflessione, introspezione.

Non posso controllare il futuro, ne prevederlo. Non so cosa succederà so solo che, comunque vada, sarà qualcosa di nuovo. Un capitolo nuovo.

giovedì 18 dicembre 2014

Farfalle e uragani

Di positivo c'è che sto affinando le mie capacità di guida e orientamento nella grande città. Con poche piccole deviazioni, perlopiù causate da sensi unici ad minchiam e non rilevati del navigatore, sono arrivata a destinazione in anticipo e senza crisi di panico. Ho preso un caffè e trovato persino una profumeria aperta. Omettiamo il prezzo pagato per un rimmel L'Oreal perché mi sputerei in faccia da sola quindi, ecco, non inferite. Il pranzo dopotutto mi è stato offerto e famo finta che siamo andati a paro.

Le due carampane sono state pure simpatiche. La roscia, a dirla tutta, se l'è tirata una 'nticchia ma mi ha detto che sono bella epperciò è assolta, signor giudice.

La crisi c'è. Ma va.

Però vediamo se con un po' di pazienza riusciamo a fare qualcosa.

Meglio di niente. Meglio di quelli che promettono invano consapevoli di farlo. Tipo Capetto. Secondo le sue personalissime et erratissime stime adesso dovrei avere il mio bel culo parato da un contratto a tempo indeterminato da almeno un anno. E invece m'hanno mandato a casa. Stessa cosa, proprio.

Insomma si capisce che ho ripreso a tutto tondo la ricerca del lavoro? Suppongo di sì. Non è che vado all'EUR a farmi le passeggiate, io.

Ho pensato che aspettare la FIVET che verrà, forse, dopo una laparoscopia prevista, ariforse, tra mesi non ha senso, soprattutto se le finanze famigliari piangono miseria e io mi sento in colpa pure ad accendere i termosifoni.

Mettiamo in moto processi. E quel che verrà, verrà. Non è forse vero che  il battito d'ali d'una farfalla può provocare uragani?

Magari la gravidanza mi diventa un imprevisto, pensa che culo.