Il tailleur di Mango e la blusa color champagne mi rendono austera e professionale, ritratto di efficienzta teteska mescolata a stakanovismo russo. Ma vorrei solo passeggiare sotto il sole tiepido e il cielo terso di Roma, magari in jeans. Oppure andare al mare, affondare i piedi nella sabbia fresca e umidiccia e meditare intorno al mondo e alla teoria del caos.
Non pensare a un cazzo, in sostanza.
Succede che un giorno ti svegli Miranda Priestley e quello dopo la prospettiva di nutrirti di brodo di pollo e vivin C ti sembra un buon compromesso per non andare a lavoro e restare sotto il piumone, sollazzata dal dio della nullafacìenza. E da Real Time.
Il week end dura solo poche ore per chi, come noi, si vede costretto a concentrare in due giorni scarsi quelle piccole, insidiose incombenze quotidiane che, per ragioni di tempo, non trovano spazio nei giorni feriali. Così il lunedì volteggia rapace sui nostri corpi dormienti appesantendo l'aria con l'alito nefasto dell'incompiuto e della sua inevitabile conseguenza: la frustrazione.
Sfido Leopardi a descrivere meglio quest'insofferenza malcelata, quest'apatia, questo rifiuto delle realtà e pure 'sta cazzo de cecagna.
Sforzarsi di iniziare bene a poco serve. Stamattina, per esempio, ho abusato del mio corpo, introrpidito dall'uso sconsiderato di carboidrati, grassi saturi e olio di palma, costringendolo a 15 minuti di cyclette, 50 squat, qualche sessione di addominali, stretching. Il tutto dopo un'abbondante colazione che prevedeva caffè ma NON nutella e mezzo litro d'acqua liscia mandata giù a forza, in preda a deliri purificatori che manco all'Opus Dei.
Sul bus, non paga, ho dato seguito alle mie virtuose intenzioni regalando un bagno di salute anche al mio cervello. Mi sono immersa, per la prima volta dopo lungo digiuno, in un libro vecchio, con le pagine e la copertina ingiallita ma il contenuto che, sempre uguale a se stesso, disegna scenari intricati in epoche lontante e luoghi sconosciuti. Il nome della Rosa, di Umberto Eco.
Nonostante il salubre ciclo mattutino che, in ogni caso, ho intenzione di ripetere, mi rode il culo. La mia capacità comunicativa è ridotta, resa complessa dalla lingua impastata, dai riflessi rallentati e da un discreto livello di sociopatia.
Sono staccata, disconnessa, inutile.
La verità è che per combattere il lunedì ci vorrebbe solo il mare. O un'altra domenica.
Visualizzazione post con etichetta lunedì. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta lunedì. Mostra tutti i post
lunedì 12 ottobre 2015
lunedì 7 settembre 2015
Il Q.I. del lunedì
Sto cercando di convincermi di essere una persona intelligente nonostante non sia stata in grado di regolare i miei ritmi sonno-veglia, col risultato d'essere stata dilaniata dall'insonnia con una sveglia al canto del gallo e una settimana lavorativa pregna di impegni vecchi e nuovi.
Al nervosismo, al cerchio alla testa e ai sensi ovattati s'è aggiunto l'intenstino gonfio e dolorante che magari con l'insonnia non c'entra una mazza ma con la margherita consumata voracemente un'ora prima di coricarmi sicuramente sì.
L'impresa motivazionale ha subito un'ulteriore battuta d'arresto quando stamattina, al bar, mi sono spalmata su entrambe le mani la nutella del cornetto. Erano così impiastricciate che non sono neppure riuscita a prendere la bustina di zucchero per il caffè. Fortuna che il barista s'è mosso a compassione e, senza che io chiedessi nulla, m'ha allungato due tovaglioli grandi di carta. L'ho ringraziato con la bocca piena perché essere considerata una deficiente non mi era bastato, bisogna sempre superare i propri limiti.
Collega Effe aka la mia Capetta è tornata dall'esilio (perchè dopo la terza settimana d'assenza non sono più ferie). Mi ha raccontato di Minorca, offerto un orzo. Poi ha preteso di essere aggiornata su tutte le attività svolte e in corso. Io, che sono poco tollerante ma assai diligente, ho cercato di farle entrare in quella zucca ricoperta da chioma leonina che è tutto sotto controllo. Tutti siamo utili, nessuno indispensabile.
Nessuna novità ufficiale sul fronte gara, solo chiacchiere da corridoio piuttosto ottimistiche e quindi, con buona probabilità, false.
Del resto io non so cosa sperare. Essere qui a Gennaio significherebbe aver conquistato un'invidiabile stabilità lavorativa e un contratto con qualche tutela in più ma vorrebbe anche dire aver rimandato, ancora, la FIVET, non avere nessuno in pancia e nella mia vita e morire dentro ad ogni ennesimo lieto annuncio di amici e conoscenti.
Forse è il caso che continui a sfogare la mia smania di controllo su armadi, cassetti e pulizie domestiche lasciando che gli eventi decidano per me e sperando che il fato sia un po' più clemente, stavolta.
Al nervosismo, al cerchio alla testa e ai sensi ovattati s'è aggiunto l'intenstino gonfio e dolorante che magari con l'insonnia non c'entra una mazza ma con la margherita consumata voracemente un'ora prima di coricarmi sicuramente sì.
L'impresa motivazionale ha subito un'ulteriore battuta d'arresto quando stamattina, al bar, mi sono spalmata su entrambe le mani la nutella del cornetto. Erano così impiastricciate che non sono neppure riuscita a prendere la bustina di zucchero per il caffè. Fortuna che il barista s'è mosso a compassione e, senza che io chiedessi nulla, m'ha allungato due tovaglioli grandi di carta. L'ho ringraziato con la bocca piena perché essere considerata una deficiente non mi era bastato, bisogna sempre superare i propri limiti.
Collega Effe aka la mia Capetta è tornata dall'esilio (perchè dopo la terza settimana d'assenza non sono più ferie). Mi ha raccontato di Minorca, offerto un orzo. Poi ha preteso di essere aggiornata su tutte le attività svolte e in corso. Io, che sono poco tollerante ma assai diligente, ho cercato di farle entrare in quella zucca ricoperta da chioma leonina che è tutto sotto controllo. Tutti siamo utili, nessuno indispensabile.
Nessuna novità ufficiale sul fronte gara, solo chiacchiere da corridoio piuttosto ottimistiche e quindi, con buona probabilità, false.
Del resto io non so cosa sperare. Essere qui a Gennaio significherebbe aver conquistato un'invidiabile stabilità lavorativa e un contratto con qualche tutela in più ma vorrebbe anche dire aver rimandato, ancora, la FIVET, non avere nessuno in pancia e nella mia vita e morire dentro ad ogni ennesimo lieto annuncio di amici e conoscenti.
Forse è il caso che continui a sfogare la mia smania di controllo su armadi, cassetti e pulizie domestiche lasciando che gli eventi decidano per me e sperando che il fato sia un po' più clemente, stavolta.
Etichette:
autostima,
capi,
lavoro,
lunedì,
vita quotidiana
lunedì 4 maggio 2015
La Princess e il traumadì
Nebbia cerebrale, andatura strisciante.
Chi sono?
Dove mi trovo?
Chi ha incastrato Roger Rabbit?
Lunedì mattina post ponte del primo maggio. Smalto rosso accesso e caffè non sono stati sufficienti a tirarmi su. Le palpebre resistono a stento al fascino perverso della forza di gravità, la lingua fa fatica a sciogliersi e gli assoni sono più intasati della Roma - Teramo nel giorno del grande rientro.
Ho pure dimenticato il pranzo. La mia insalata rucola e pachino, che lenisce i sensi di colpa post bagordi del lungo week end, giace pacifica sul ripiano di vetro del mio frigo mentre io, in anticipo di 15 minuti sull'orario del mio turno, l'ho rimpiazzata con una presa alla Coop di lusso vicino al lavoro. Peccato che in preda al brusco calo di serotonina non abbia resisisto a comprare pure una barretta di Milka e Tuc, vanificando così i buoni propositi alimentari tipici dell'inizio settimana.
Il mio collega, staranamente arzillo, ha notato il mio abbigliamento tono su tono. Segno che i miei sforzi per non apparire sciatta e preda delle avances di Morfeo, non sono stati del tutto vani. Ma sogno il mio letto, le lenzuola candide e il tepore del piumino mezza stagione.
Forse sto accusando in discreto ritardo gli effetti soporiferi di questa primavera. Spero che nessuno se ne accorga anche se fissare inebetita lo schermo del pc non credo sia una buona strategia per mascherare il terribile stato comatoso che tiene in ostaggio la mia consueta vitalità.
Chi sono?
Dove mi trovo?
Chi ha incastrato Roger Rabbit?
Lunedì mattina post ponte del primo maggio. Smalto rosso accesso e caffè non sono stati sufficienti a tirarmi su. Le palpebre resistono a stento al fascino perverso della forza di gravità, la lingua fa fatica a sciogliersi e gli assoni sono più intasati della Roma - Teramo nel giorno del grande rientro.
Ho pure dimenticato il pranzo. La mia insalata rucola e pachino, che lenisce i sensi di colpa post bagordi del lungo week end, giace pacifica sul ripiano di vetro del mio frigo mentre io, in anticipo di 15 minuti sull'orario del mio turno, l'ho rimpiazzata con una presa alla Coop di lusso vicino al lavoro. Peccato che in preda al brusco calo di serotonina non abbia resisisto a comprare pure una barretta di Milka e Tuc, vanificando così i buoni propositi alimentari tipici dell'inizio settimana.
Il mio collega, staranamente arzillo, ha notato il mio abbigliamento tono su tono. Segno che i miei sforzi per non apparire sciatta e preda delle avances di Morfeo, non sono stati del tutto vani. Ma sogno il mio letto, le lenzuola candide e il tepore del piumino mezza stagione.
Forse sto accusando in discreto ritardo gli effetti soporiferi di questa primavera. Spero che nessuno se ne accorga anche se fissare inebetita lo schermo del pc non credo sia una buona strategia per mascherare il terribile stato comatoso che tiene in ostaggio la mia consueta vitalità.
Iscriviti a:
Post (Atom)