Allora com'è andata questa laparoscopia?
Bene, doc. O male. Dipende dai punti di vista. Le tube ... erano tappate, tappatissime.
Ah!
Eh ...
Ma ... l'sterosalpingografia del settembre 2013 allora?
E' proprio quello che vorrei chiederle ... com'è possibile?
Silenzio
Silenzio
Silenzio
Lo guardo, mi guarda. La sua faccia è tonda, somiglia a un pomodoro, e che dita corte che hai, doc!.
La laparoscopia serve proprio a questo, in effetti. Scoprire anomalie che gli altri esami diagnostici non sono in grado di individuare. E poi le tube so' affarini delicati, possono ritapparsi ... certo in un anno e mezzo ... beh è strano
Lo dicevo io, sono un'aliena.
Controlliamo la tua riserva intanto. Vediamo quanti anni hanno le tue ovaie.
E' uscito fuori che sono ventisettenni arzille e piene di follicoli.
Sarebbe il caso di dirlo a tutti quelli che mi danno della vecia solo perché vado a letto presto e ho una cifra di capelli bianchi.
Io sono giovine dentro, signor giudice! Chiamo il doc. Sboaccio a testimoniare, che si metta tutto a verbale!
Non mi aspettavo una decisione diversa da quella che il capo dei capi delle passere ha preso anche se, sono onesta, speravo mi inseminasse subito, pure solo col pensiero tipo Marge Simpsons quando viene rapita dagli alieni.
Sei barra sette mesi di nuoto libero, poi i soldatini verranno prelevati, i miei ovi pure e faranno all'amore in vitro. Sotto gli occhi di tutti.
La data è gennaio 2016, che a me pare lontanissima e vicinissima.
Non l'ho presa bene.
Sarà che il ciclo, col suo solito tempismo di merda, è tornato 5 minuti prima dell'inizio della visita portandosi definitivamente dietro entusiasmo, speranze e voglia di vivere.
Sarà che lo stipendio non arrriva.
Sarà che la vita non è un film ma, certe volte, pare una di quelle sit-com ammeriggane in cui pare che tutto possa andare meravigliosamente bene e poi, all'improvvismo, smerda.
E così, a chi mi chiede come va, rispondo mentalmente: una merdaviglia, grazie!
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giovedì 23 aprile 2015
lunedì 23 marzo 2015
Albe, tramonti e lunghe esposizioni
Primo giorno di ciclo dell'era post laparoscopica. Il dolore non è intenso ma temo esploderà tra tre, due uno...
Niente gonfiore stavolta, solo il solito malumore passeggero iniziato in PMS. Passerà domani. Anzi, sarebbe passato domani se non fossi costretta a presiedere l'ennesimo compleanno associato a pranzo domenicale con parenti, non parenti e due bambini.
E' la noia, vecchia troia.
Queste incombenze pesano ancora, odio le forzature. Ma ora sono più sicura di me, scalfire la corazza che ho faticosamente costruito attorno alla mia pelle, a protezione delle mie spalle e delle mie chiappe è più difficile.
Omo avvisato mezzo salvato.
Sul pavimento della zona giorno di questa mansardina ci sono 5 paia di scarpe tra stivali, sneakers, mezzi tacchi e ballerine. Più le ciabatte.
Sono un millepiedi disordinato.
I miei vestiti occupano abusivamente letto, divano, sedie, scale. Penelope l'irriverente continua a scassare soprammobili di vetro e ceramica, si fa le unghie sul divano a fiori, strappa giornali e volantini, si intrufola nel camino.
Inizio a sentire nostalgia di casa, soprattutto oggi che non posso più ignorare il substrato di lordame che mi circonda e devo metter mano a secchio, scopa, stracci e detersivi.
Però la vita da gitana mi piace. Mi fa sentire libera, meno schiava di abitudine e quotidianità.
La prossima settimana incombe minacciosa con sveglie al canto del gallo e ritmi serrati. Mi consolo pensando che vedere il sole sorgere su Roma è un privilegio di pochi. Degli scopini, per esempio.
Ho imparato a sfruttare le occasioni, considerare opportunità quelle che gli altri chiamano rotture di coglioni. Così lavorare fino a sera significa avere la possibilità di coltivare una passione che ho deciso di non trascurare nonostante, ora, i miei impegni siano serrati. La fotografia.
Niente gonfiore stavolta, solo il solito malumore passeggero iniziato in PMS. Passerà domani. Anzi, sarebbe passato domani se non fossi costretta a presiedere l'ennesimo compleanno associato a pranzo domenicale con parenti, non parenti e due bambini.
E' la noia, vecchia troia.
Queste incombenze pesano ancora, odio le forzature. Ma ora sono più sicura di me, scalfire la corazza che ho faticosamente costruito attorno alla mia pelle, a protezione delle mie spalle e delle mie chiappe è più difficile.
Omo avvisato mezzo salvato.
Sul pavimento della zona giorno di questa mansardina ci sono 5 paia di scarpe tra stivali, sneakers, mezzi tacchi e ballerine. Più le ciabatte.
Sono un millepiedi disordinato.
I miei vestiti occupano abusivamente letto, divano, sedie, scale. Penelope l'irriverente continua a scassare soprammobili di vetro e ceramica, si fa le unghie sul divano a fiori, strappa giornali e volantini, si intrufola nel camino.
Inizio a sentire nostalgia di casa, soprattutto oggi che non posso più ignorare il substrato di lordame che mi circonda e devo metter mano a secchio, scopa, stracci e detersivi.
Però la vita da gitana mi piace. Mi fa sentire libera, meno schiava di abitudine e quotidianità.
La prossima settimana incombe minacciosa con sveglie al canto del gallo e ritmi serrati. Mi consolo pensando che vedere il sole sorgere su Roma è un privilegio di pochi. Degli scopini, per esempio.
Ho imparato a sfruttare le occasioni, considerare opportunità quelle che gli altri chiamano rotture di coglioni. Così lavorare fino a sera significa avere la possibilità di coltivare una passione che ho deciso di non trascurare nonostante, ora, i miei impegni siano serrati. La fotografia.
Quindi oggi vi lascio così, tra luci, ombre e lunghe esposizioni.
mercoledì 11 marzo 2015
Libertà ritrovate
Il referto è scritto nero su bianco a pagina due del foglio dimissioni, il lasciapassare dei degenti verso una libertà vigilata dal ricovero ospedaliero che, nel mio caso, è durato poco più di 24 ore.
Ripetuti tentativi.
Tre, per essere precisi. Fatti con due diversi strumenti e un'ostetrica che, cito testualmente, ha spinto, un po' come si fa con le partorienti solo che, stavolta, anziché far uscire qualcosa bisognava farla entrare o meglio, passare.
Quando tre mesi e mezzo fa, su indicazione di Sboccaccio, sono andata a fare il colloquio con AlterEgo, abbiamo parlato a lungo delle potenzialità della laparoscopia diagnostica, paventando tutte le possibilità. Avremmo potuto scovare qualche aderenza, un'endometriosi, un ovaio micropolicistico sfuggito alle ecografie pelviche, una piccola malformazione.
Visto che ci siamo facciamo anche un'isteroscopia e ricontrolliamo le tube.
Le tube.
Un'appendice, una nota a piè di pagina, un dettaglio, una sciocchezza da eccesso di meticolosità.
Sì perché l'isterosalpingografia del settembre 2013 parlava chiaro: pervie.
Non lo erano, anzi. Erano così chiuse da richiedere, per scavicchiarle, tre tentativi, due strumenti e un'ostetrica che ha giocato a palla col mio utero.
Quando, nel dormiveglia post anestetico lo specializzando me l'ha comunicato ho creduto d'aver capito male. O forse stavo sognando.
Ma la versione data da AlterEgo all'USI, che aspettava fuori dalla sala operatoria, è stata la stessa così come la sua incredulità, il suo stupore.
Forse il metodo usato da SantoSpirito era troppo obsoleto, forse si sono tappate dopo. Tante domande, nessuna risposta e la sgradevole sensazione che la vita mi stia prendendo per il culo.
Tornerò presto da Sboccaccio che alla luce di questi risultati mi dirà quale strada prendere. Quello che so è che ho fatto bene ad andare avanti. Quello che so è che la pignoleria e la testardaggine oggi, in qualche modo, hanno vinto perché ora le mie tube sono libere, libere davvero e questa partita si combatte, finalmente, a carte scoperte.
Ripetuti tentativi.
Tre, per essere precisi. Fatti con due diversi strumenti e un'ostetrica che, cito testualmente, ha spinto, un po' come si fa con le partorienti solo che, stavolta, anziché far uscire qualcosa bisognava farla entrare o meglio, passare.
Quando tre mesi e mezzo fa, su indicazione di Sboccaccio, sono andata a fare il colloquio con AlterEgo, abbiamo parlato a lungo delle potenzialità della laparoscopia diagnostica, paventando tutte le possibilità. Avremmo potuto scovare qualche aderenza, un'endometriosi, un ovaio micropolicistico sfuggito alle ecografie pelviche, una piccola malformazione.
Visto che ci siamo facciamo anche un'isteroscopia e ricontrolliamo le tube.
Le tube.
Un'appendice, una nota a piè di pagina, un dettaglio, una sciocchezza da eccesso di meticolosità.
Sì perché l'isterosalpingografia del settembre 2013 parlava chiaro: pervie.
Non lo erano, anzi. Erano così chiuse da richiedere, per scavicchiarle, tre tentativi, due strumenti e un'ostetrica che ha giocato a palla col mio utero.
Quando, nel dormiveglia post anestetico lo specializzando me l'ha comunicato ho creduto d'aver capito male. O forse stavo sognando.
Ma la versione data da AlterEgo all'USI, che aspettava fuori dalla sala operatoria, è stata la stessa così come la sua incredulità, il suo stupore.
Forse il metodo usato da SantoSpirito era troppo obsoleto, forse si sono tappate dopo. Tante domande, nessuna risposta e la sgradevole sensazione che la vita mi stia prendendo per il culo.
Tornerò presto da Sboccaccio che alla luce di questi risultati mi dirà quale strada prendere. Quello che so è che ho fatto bene ad andare avanti. Quello che so è che la pignoleria e la testardaggine oggi, in qualche modo, hanno vinto perché ora le mie tube sono libere, libere davvero e questa partita si combatte, finalmente, a carte scoperte.
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martedì 3 marzo 2015
Meccanismi evolutivi della specie infertile
Di solito si arriva ad affrontare un percorso emotivamente e
fisicamente complesso come la PMA
sufficientemente corazzate. Siamo abituate a sopportare, forse persino a
tollerare, quel sottile velo di disapprovazione che cala sugli occhi di chi,
senza sapere, si arroga il diritto di sparare sentenze, di chi ti bolla come
una che viola le sacre leggi di mater
nautra facendo ricorso all’aiuto della medicina per avere un figlio senza
considerare che, seguendo lo stesso filo logico, non dovremmo manco volare su
un aereo, visto che la natura non è la Redbull e non c’ha messo le ali.
C’è ancora qualcosa però che riesce a trafiggerti,
oltrepassando elmi, scudi e maglie di mithril.
Accade quando quello stesso velo di disapprovazione cala su occhi
famigliari. Come quelli di tua sorella.
Ieri sera, colta da improvvisa consapevolezza mistica, prima di spegnere il piccì sono andata a spulciare quei vecchi forum che da tempo, con
l’intenzione manifesta di controllare la mia ipocondria, non frequentavo.
Se io sono cambiata Google no. E alla voce laparoscopia per endometriosi erano
associati racconti terrificanti di dolori, degenze infinite, ovaie rimosse.
Strano non ci fosse qualche caduto.
Ho avuto paura. Ho cercato conforto.
Non l’ho trovato. Non da tutti, almeno.
Che ti aspettavi, io
te l’avevo detto che non sarebbe stata una passeggiata. E’ un intervento vero e
proprio. Sarei più felice se adottassi.
Piombare nel baratro della solitudine e delle
giustificazioni che non sarei costretta a dare, trattandosi della mia vita, è
stata l’opzione che, inconsciamente, ho deciso di scegliere. Ma solo
all’inizio. Poi quell’io che ho
faticosamente costruito è venuto fuori. E da piccolo, innocuo, timido s’è fatto
immenso, forte, sfacciato.
Questa mattina è stato ulteriormente nutrito da un
messaggio: non fermarti.
Siamo quello che decidiamo. Possiamo scegliere di non farci
condizionare. Io ho deciso di prendermi solo il meglio dalle persone che ho
intorno. Qualcuno lo chiama opportunismo, io preferisco considerarla una forma
di evoluzione, un meccanismo di sopravvivenza.
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sabato 28 febbraio 2015
Che confusione, sarà perché mi amo
Il mio nuovo sottopagato ma fighissimo lavoro procede senza grossi intoppi. Ricevo complimenti per la mia perspicacia ma continuo ad autoinfliggermi sedute motivazionali davanti lo specchio tutte le mattine prima di partire. Quando si dice l'autostima.
Mentre io riprendo confidenza con ritmi serrati, scadenze, pause macchinetta e chiappe compresse da sedie girevoli, mio marito, reincarnazione di un bradipo tridattile, ha iniziato a ridipingere casa scartavetrando quattro pareti in una settimana. Di questo passo il mio precarissimo contratto finirà prima che io possa rimetter piede nella mia dimora che, trasformata in un cantiere, non è certo luogo ideale per una che ha il sangue blu.
Ci siamo trasferiti nella mini casetta estiva di mia suocera. Molto intima. Così intima da avere un solo piccolissimo bagno. Le mie infinite sedute sul trono hanno subito una brusca abbreviazione temporale con conseguenze nefaste per l'equilibrio della mia flora batterica intestinale. Del resto l'idea di rilassarmi mentre marito, cane e gatto invadono senza pudore il mio spazio è fuori discussione. Così, affranta, mi alzo prima del solito e lotto strenuamente per la conquista del lavabo, della doccia e dello spazio sulla mensola per i miei trucchi.
Perdo spesso, a dire il vero. Per esempio ieri sera Penelope, che non ha rinunciato alla sua intenzione di uccidermi e sposare l'USI, con un agile balzo ha spinto la stufetta elettrica, attaccata alla presa di corrente, dentro il lavabo mentre mi stavo lavando i denti. L'attentato, come potrete evincere dal fatto che io sia qui a scrivere questo post, non le è riuscito ma la stufetta è da buttare.
Siccome questo casino non ci abbastava il Gemelli, finally, ha chiamato. Peccato che da quelle parti non abbiamo proprio le idee chiare e mi abbiano spostato l'appuntamento ben tre volte, motivo per cui non me la sento di scrivere la data del giorno ics. Potrebbe slittare anche di un mese e quindi famo conto che avemo giocato al dottore e nun ce pensamo più.
In tutto quest'enorme trambusto io ci sguazzo. La confusione mi piace, lo stress mi mancava e l'adrenalina ha ricominciato a circolare. Mi perdo ancora, qualche volta. Quell'ansietta che parte della bocca dello stomaco e finisce per invadere il respiro non l'ho ancora sconfitta del tutto. E' come un nemico che, consapevole del suo potere, torna a rompere il cazzo senza apparente motivo, solo per rimarcare la sua posizione di manifesta superiorità.
Però ci convivo.
Io sono anche questa e mi va bene così.
Mentre io riprendo confidenza con ritmi serrati, scadenze, pause macchinetta e chiappe compresse da sedie girevoli, mio marito, reincarnazione di un bradipo tridattile, ha iniziato a ridipingere casa scartavetrando quattro pareti in una settimana. Di questo passo il mio precarissimo contratto finirà prima che io possa rimetter piede nella mia dimora che, trasformata in un cantiere, non è certo luogo ideale per una che ha il sangue blu.
Ci siamo trasferiti nella mini casetta estiva di mia suocera. Molto intima. Così intima da avere un solo piccolissimo bagno. Le mie infinite sedute sul trono hanno subito una brusca abbreviazione temporale con conseguenze nefaste per l'equilibrio della mia flora batterica intestinale. Del resto l'idea di rilassarmi mentre marito, cane e gatto invadono senza pudore il mio spazio è fuori discussione. Così, affranta, mi alzo prima del solito e lotto strenuamente per la conquista del lavabo, della doccia e dello spazio sulla mensola per i miei trucchi.
Perdo spesso, a dire il vero. Per esempio ieri sera Penelope, che non ha rinunciato alla sua intenzione di uccidermi e sposare l'USI, con un agile balzo ha spinto la stufetta elettrica, attaccata alla presa di corrente, dentro il lavabo mentre mi stavo lavando i denti. L'attentato, come potrete evincere dal fatto che io sia qui a scrivere questo post, non le è riuscito ma la stufetta è da buttare.
Siccome questo casino non ci abbastava il Gemelli, finally, ha chiamato. Peccato che da quelle parti non abbiamo proprio le idee chiare e mi abbiano spostato l'appuntamento ben tre volte, motivo per cui non me la sento di scrivere la data del giorno ics. Potrebbe slittare anche di un mese e quindi famo conto che avemo giocato al dottore e nun ce pensamo più.
In tutto quest'enorme trambusto io ci sguazzo. La confusione mi piace, lo stress mi mancava e l'adrenalina ha ricominciato a circolare. Mi perdo ancora, qualche volta. Quell'ansietta che parte della bocca dello stomaco e finisce per invadere il respiro non l'ho ancora sconfitta del tutto. E' come un nemico che, consapevole del suo potere, torna a rompere il cazzo senza apparente motivo, solo per rimarcare la sua posizione di manifesta superiorità.
Però ci convivo.
Io sono anche questa e mi va bene così.
lunedì 19 gennaio 2015
Il Kappler delle passere
Pare che io abbia tutte le carte in regola per spararmi un'oretta abbondante di sonno senza sogni su un lettino operatorio mentre AlterEgo o chi per lei sferruzza le mie budella.
Il ginecologo, il SESTO ginecologo, che si è preso la briga di scartabellare le mie scartoffie al fine di dare l'ok all'intervento, si è meravigliato del fatto che nessuno, in due anni e mezzo, mi abbia commissionato un prelievo di FSH e altre amenità al terzo giorno di ciclo. Io, pupa diligente, ho promesso che farò tutti i prelievi mancanti ma prima, Dio bono, apriteme la panza e rimettete tutto in ordine prima di uscire, plis.
Meticoloso ai limiti dell'ossessione compulsiva, questo Kappler delle passere ha pure pensato bene di esercitare il suo sacrosanto diritto al terrorismo psicologico ipotizzando, durante l'ennesima quanto inutile, eco transvaginale, un ovaio policistico che nessuno prima di lui aveva mai nominato.
Inutile dire che il tipo mi é rimasto indigesto quanto il porpettone de mi' socera.
Fiera della mia pluriennale esperienza in ginecologia per infertili ho deciso di non dare troppo peso a 'sto pupetto dell'ultim'ora perché, insomma, mi sono fatta vedere da un sacco di tipi bravi prima di lui e poi l'ottimismo è il profumo della vita.
Senza dubbio l'anestesista biondino dall'occhietto vispo ha raccolto molti più consensi a corte. Peccato sia sposata, alla fine non sarbbe manco male una storia con uno che ha il potere di tramortirti con un po' di gas.
Soprattutto in momenti come questo, quando t'assale la paura di non essere mai madre e la tua di madre, per cena, t'ha fatto il minestrone.
Il ginecologo, il SESTO ginecologo, che si è preso la briga di scartabellare le mie scartoffie al fine di dare l'ok all'intervento, si è meravigliato del fatto che nessuno, in due anni e mezzo, mi abbia commissionato un prelievo di FSH e altre amenità al terzo giorno di ciclo. Io, pupa diligente, ho promesso che farò tutti i prelievi mancanti ma prima, Dio bono, apriteme la panza e rimettete tutto in ordine prima di uscire, plis.
Meticoloso ai limiti dell'ossessione compulsiva, questo Kappler delle passere ha pure pensato bene di esercitare il suo sacrosanto diritto al terrorismo psicologico ipotizzando, durante l'ennesima quanto inutile, eco transvaginale, un ovaio policistico che nessuno prima di lui aveva mai nominato.
Inutile dire che il tipo mi é rimasto indigesto quanto il porpettone de mi' socera.
Fiera della mia pluriennale esperienza in ginecologia per infertili ho deciso di non dare troppo peso a 'sto pupetto dell'ultim'ora perché, insomma, mi sono fatta vedere da un sacco di tipi bravi prima di lui e poi l'ottimismo è il profumo della vita.
Senza dubbio l'anestesista biondino dall'occhietto vispo ha raccolto molti più consensi a corte. Peccato sia sposata, alla fine non sarbbe manco male una storia con uno che ha il potere di tramortirti con un po' di gas.
Soprattutto in momenti come questo, quando t'assale la paura di non essere mai madre e la tua di madre, per cena, t'ha fatto il minestrone.
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Fenomenologia dell'attesa
Ho cercato su Google, utilizzando come criterio tipi di azzurro, l'esatto colore della zoccolatura di queste pareti ed è, precisamente, carta da zucchero.
Il display è fermo al numero 15 da un po' ed io, che ho scoperto mezz'ora fa di essere parte di quelli del secondo turno sono qui, seduta su una sedia bucherellata d'acciaio, a sognare il mio caffè.
Le attese ospedaliere, se ben impiegate, possono essere arricchenti. Mia Zia, per esempio, sonnecchia e si ricarica, io, invece, ascolto e costruisco vissuti, che mi piace pensare verosimili, basandomi su stralci disordinati di conversazioni assurde.
Il tipo riccioluto col naso piccolo e dritto che siede alla mia destra ha appena detto alla madre, cardiopatica, che la macchinetta del caffè in questa stanza é dello stesso tipo di quella che sta al commissariato di polizia di piazza della Repubblica, poi é passato a raccontarle delle feste del suo cane ed io gli ho sorriso, pensando al mio.
Mi piacciono le persone che lavorano con entusiasmo, sarà per questo che ho richiesto informazioni non necessarie ad un infermiere zelante. O forse ho un disperato bisogno di comunicare.
Passerò qui buona parte della mia giornata, tanto vale farsi degli amici.
Ho paura degli esiti, mi stupirei del contrario. Sono guarita sí, ma fino a un certo punto. Negli ospedali l'ipocondria non è bandita, la tensione nervosa é tacitamente tollerata. Io la subisco, partorisco scenari catastrofici e poi, per non impazzire, torno a costruire le vite degli altri.
Del resto é sempre meglio che rovinarsi la propria.
Il display è fermo al numero 15 da un po' ed io, che ho scoperto mezz'ora fa di essere parte di quelli del secondo turno sono qui, seduta su una sedia bucherellata d'acciaio, a sognare il mio caffè.
Le attese ospedaliere, se ben impiegate, possono essere arricchenti. Mia Zia, per esempio, sonnecchia e si ricarica, io, invece, ascolto e costruisco vissuti, che mi piace pensare verosimili, basandomi su stralci disordinati di conversazioni assurde.
Il tipo riccioluto col naso piccolo e dritto che siede alla mia destra ha appena detto alla madre, cardiopatica, che la macchinetta del caffè in questa stanza é dello stesso tipo di quella che sta al commissariato di polizia di piazza della Repubblica, poi é passato a raccontarle delle feste del suo cane ed io gli ho sorriso, pensando al mio.
Mi piacciono le persone che lavorano con entusiasmo, sarà per questo che ho richiesto informazioni non necessarie ad un infermiere zelante. O forse ho un disperato bisogno di comunicare.
Passerò qui buona parte della mia giornata, tanto vale farsi degli amici.
Ho paura degli esiti, mi stupirei del contrario. Sono guarita sí, ma fino a un certo punto. Negli ospedali l'ipocondria non è bandita, la tensione nervosa é tacitamente tollerata. Io la subisco, partorisco scenari catastrofici e poi, per non impazzire, torno a costruire le vite degli altri.
Del resto é sempre meglio che rovinarsi la propria.
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martedì 25 novembre 2014
Cinque
Le dita di una mano e quelle di un piede, le punte di un pentacolo,
le righe di un pentagramma, le stelle d'un albergo di lusso, il numero
di ginecologi che ho incontrato negli ultimi due anni.
C'ho la fica di interesse nazionale o forse in una vita precedente facevo la puttana.
Sono andata al Gemelli, dalla dottoressa che m'ha indicato Sboccaccio. E' alta, magra, riccia, roscia, diretta, sincera e così affamata di parole da ingoiarne inconsapevolmente più di qualcuna durante i suoi concitati discorsi. Praticamente il mio AlterEgo.
E' d'accordo con Sboccaccio riguardo la necessità d'una laparoscopia ma a differenza sua m'ha spiegato il perché.
Potrei avere l'endometriosi (effettivamente i miei cicli sono molto dolorosi), le mie tube, sebbene siano pervie, potrebbero avere la stessa forma delle patatine tornado del Mc Donald's o, peggio, potrebbero essere morte, scollegate, in vacanza da una vita perché no. Potrei avere qualche piccola aderenza conseguenza di un'infezione di cui non mi sono accorta o, addirittura, un ovaio policistico sfuggito alle ecografie pelviche che spiegherebbe i miei cicli sì regolarissimi ma un po' lunghi.
Tutto o niente, insomma.
In ogni caso la bilancia costi - benefici pende a tuo favore soprattutto perché sei giovanissima.
Ero scettica all'inizio, lo ammetto.
Non ho fatto ricerche su internet anche se il cursore lampeggiante sulla barra vuota del caro vecchio Dr. Google era assai invitante ma il dubbio riguardo l'effettiva necessità di una operazione, perché di questo si tratta, prima d'una IUI o una FIVET mi ha assalito più volte nel breve tempo trascorso tra una visita e l'altra.
In fondo è un'esplorazione. Potrebbero trovare e risolvere un problema, potrebbe essere un buco nell'acqua.
Però ho deciso di fidarmi di loro, molto più di quanto mi sia mai fidata di SantoSpirito. Sarà che a questo punto non ho più scelta o forse, semplicemente, mi sono resa conto che cercare di sostituirmi ai medici non ha giovato, in questi anni, ne alla mia psiche ne al mio corpo.
Domattina chiamerò il policlinico per fissare l'intervento. Sempre che i risultati dell'ultima analisi dell'USI me lo consentano, in caso contrario si va in vitro. Direttamente.
Detto tra noi, adorati sudditi, non so che sperare.
C'ho la fica di interesse nazionale o forse in una vita precedente facevo la puttana.
Sono andata al Gemelli, dalla dottoressa che m'ha indicato Sboccaccio. E' alta, magra, riccia, roscia, diretta, sincera e così affamata di parole da ingoiarne inconsapevolmente più di qualcuna durante i suoi concitati discorsi. Praticamente il mio AlterEgo.
E' d'accordo con Sboccaccio riguardo la necessità d'una laparoscopia ma a differenza sua m'ha spiegato il perché.
Potrei avere l'endometriosi (effettivamente i miei cicli sono molto dolorosi), le mie tube, sebbene siano pervie, potrebbero avere la stessa forma delle patatine tornado del Mc Donald's o, peggio, potrebbero essere morte, scollegate, in vacanza da una vita perché no. Potrei avere qualche piccola aderenza conseguenza di un'infezione di cui non mi sono accorta o, addirittura, un ovaio policistico sfuggito alle ecografie pelviche che spiegherebbe i miei cicli sì regolarissimi ma un po' lunghi.
Tutto o niente, insomma.
In ogni caso la bilancia costi - benefici pende a tuo favore soprattutto perché sei giovanissima.
Ero scettica all'inizio, lo ammetto.
Non ho fatto ricerche su internet anche se il cursore lampeggiante sulla barra vuota del caro vecchio Dr. Google era assai invitante ma il dubbio riguardo l'effettiva necessità di una operazione, perché di questo si tratta, prima d'una IUI o una FIVET mi ha assalito più volte nel breve tempo trascorso tra una visita e l'altra.
In fondo è un'esplorazione. Potrebbero trovare e risolvere un problema, potrebbe essere un buco nell'acqua.
Però ho deciso di fidarmi di loro, molto più di quanto mi sia mai fidata di SantoSpirito. Sarà che a questo punto non ho più scelta o forse, semplicemente, mi sono resa conto che cercare di sostituirmi ai medici non ha giovato, in questi anni, ne alla mia psiche ne al mio corpo.
Domattina chiamerò il policlinico per fissare l'intervento. Sempre che i risultati dell'ultima analisi dell'USI me lo consentano, in caso contrario si va in vitro. Direttamente.
Detto tra noi, adorati sudditi, non so che sperare.
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