Capisci che la tua vita sta cambiando quando dal marocco tuttaneuro che ti attende, fedelissimo, fuori dalla metro bì, in luogo dell'orecchino fèscion da sterilizzare prima dell'uso a mo di antitetanica, cerchi un portapillole settimanale colorato.
Da quando, giorni orsono, ho scoperto di essere insulino resistente, oltre che mutata geneticamente e pure una crìa dificiente, i miei desideri d'acquisto sono un tantinello diversi dal solito.
Dalla bancarella, in ogni caso, me ne sono andata con tre spazzole leva peli che quando sei cane - gatto munita ti salvano la vita dando fondo alla risorsa di spicci avidamente trafugati all'USI e gelosamente custoditi in saccoccia.
Ho più tardi deciso di cercare l'oggetto dei miei desideri su Amazon, che trionfa dove il marocco fallisce. Lo avrei preso, non fosse stato per la recensione di tale tizio che ne decantava, sì, l'utilità ma riteneva fosse comunque un problema che la madre NOVANTATREENNE e destinataria dell'acquisto non riuscisse a ricordarsi di doverlo usare almeno una volta al dì.
Cercai in un disincentivo. Lo trovai.
Per non rendere vana la giornata mi sono infine decisa a comprare su Zalando le scarpe stringate di cui qui. Hanno un inserto in pizzo e non sono sicura mi piacciano, di certo disincentiveranno mio marito dal fare sesso con la sottoscritta, qualora i calzettoni di lana e il pigiama regalo di sua madre non riescano già nell'impresa.
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martedì 10 novembre 2015
sabato 5 settembre 2015
La figa vera
Sono sempre stata carina. Tranne nel periodo preadolescenziale non a caso definito da mia zia scimmiesco. Non mi sono mai sentita una figa, nonostante i miei ragazzi si siano sempre prodigati per aumentare la mia autostima.
Ho lavorato e lavoro sulla mia bellezza. Perché una buona base ti garantisce la sufficienza ma gli ottimi voti te li devi sudare. Uso il mascara, i tacchi alti, qualche volta il push-up, mi piastro i capelli, sono a spesso a dieta, mi ammazzo di cyclette. Conosco i miei pregi e li valorizzo, conoscono i miei difetti ma non li nascondo, ci ironizzo su.
A trent'anni raggiungi un buon compromesso, impari a conoscerti, ti accetti.
Fino a quando non incontri lei: la figa vera.
Badate bene, per figa vera non intendo la ragazza di gomma, plateau, cerone in faccia e borsetta Chanel.
La figa vera è bella senza make-up e con le sneakers. Ha la terza naturale, il vitino di vespa, il ventre piatto, le chiappe altezza scapole. La figa vera non è un'oca. Ha una dialettica brillante, è sveglia, simpatica, intelligente, suona uno strumento, parla tre lingue, viaggia da sola, sa far di conto, danza sulle punte. Anche voi sapere fare tutto questo? Beh, lei lo farà meglio. Vi fregherà sempre. La figa vera è sicura di se ma mai superba, modesta ma mai accondiscendente, riservata ma mai timida.
Io di fighe vere ne ho conosciute un bel po'. Sono spesso passata dall'ammirazione allo scetticismo fino a nutrire concreto sospetto riguardo la loro autenticità.
Mi sono chiesta se davvero sono nate così o hanno solo lavorato meglio sulla loro buona base. Se anche loro hanno l'alitosi appena sveglie, il cagotto, il brufolo nel premestruo. Se anche loro fanno gaffe, cadono, sono sgraziate sul sampietrino col tacco 12. Se piangono per amore o ricevono cazziate sul lavoro. Se si sentono sole, inadeguate, brutte.
Quel che so è che le donne competono. Con gli uomini, con i colleghi, con le altre donne, con se stesse. E la competizione, quando non è malata, spesso le sprona, le migliora, le valorizza.
Ma con una figa vera non si compete e, soprattutto, la figa vera non si imita. Imitarla significherebbe arrendersi alla frustrazione, all'insoddisfazione. Significherebbe rinunciare alla parte migliore di noi, quella che ci differenzia e ci rende uniche: l'imperfezione.
Ho lavorato e lavoro sulla mia bellezza. Perché una buona base ti garantisce la sufficienza ma gli ottimi voti te li devi sudare. Uso il mascara, i tacchi alti, qualche volta il push-up, mi piastro i capelli, sono a spesso a dieta, mi ammazzo di cyclette. Conosco i miei pregi e li valorizzo, conoscono i miei difetti ma non li nascondo, ci ironizzo su.
A trent'anni raggiungi un buon compromesso, impari a conoscerti, ti accetti.
Fino a quando non incontri lei: la figa vera.
Badate bene, per figa vera non intendo la ragazza di gomma, plateau, cerone in faccia e borsetta Chanel.
La figa vera è bella senza make-up e con le sneakers. Ha la terza naturale, il vitino di vespa, il ventre piatto, le chiappe altezza scapole. La figa vera non è un'oca. Ha una dialettica brillante, è sveglia, simpatica, intelligente, suona uno strumento, parla tre lingue, viaggia da sola, sa far di conto, danza sulle punte. Anche voi sapere fare tutto questo? Beh, lei lo farà meglio. Vi fregherà sempre. La figa vera è sicura di se ma mai superba, modesta ma mai accondiscendente, riservata ma mai timida.
Io di fighe vere ne ho conosciute un bel po'. Sono spesso passata dall'ammirazione allo scetticismo fino a nutrire concreto sospetto riguardo la loro autenticità.
Mi sono chiesta se davvero sono nate così o hanno solo lavorato meglio sulla loro buona base. Se anche loro hanno l'alitosi appena sveglie, il cagotto, il brufolo nel premestruo. Se anche loro fanno gaffe, cadono, sono sgraziate sul sampietrino col tacco 12. Se piangono per amore o ricevono cazziate sul lavoro. Se si sentono sole, inadeguate, brutte.
Quel che so è che le donne competono. Con gli uomini, con i colleghi, con le altre donne, con se stesse. E la competizione, quando non è malata, spesso le sprona, le migliora, le valorizza.
Ma con una figa vera non si compete e, soprattutto, la figa vera non si imita. Imitarla significherebbe arrendersi alla frustrazione, all'insoddisfazione. Significherebbe rinunciare alla parte migliore di noi, quella che ci differenzia e ci rende uniche: l'imperfezione.
lunedì 11 maggio 2015
Il segreto dell'eterna giovinezza
Lo smalto sbeccato sull'unghia del mignolo di lunedì mattina è cattiveria pura. Soprattutto se il disturbo ossessivo compulsivo ti costringerà a fissare il dito tutto il giorno, maledicendo la scelta di comprare, in luogo d'uno Chanel ma anche di un più economico Kiko, la boccetta a un euro in vendita sulla bancarella del tunisino fuori dalla stazione della metro B.
Fortuna ho con me le salviettine leva smalto all'aroma di uva, regalo natalzio della piccola Giù che, ingnara della nuova relazione del suo ex, l'amico G, con la Sister O., continua a chiedermi consiglio, dichiarando, però, di capire bene la posizione scomoda in cui, non per mio volere, mi sono cacciata.
A rendere difficile questa giornata ci si mette pure il rotolone Regina che sbuca senza preavviso dalla mia panza quando mi siedo. Per non parlare delle spalle prese in prestito, senza che io ne facessi richiesta, alla schiena della Pellegrini.
Anche la Sister G., nonostante gli sforzi fatti in palestra, si trova nella mia stessa, imbrazzante, situazione così oggi mangerà un Activia per pranzo. Questa sua difficile scelta le ha dato il diritto, a quanto pare, di criticare il mio snack pomeridiano. Un Cerealix a suo dire troppo calorico che, perchè si sappia, io mangerò lo stesso, con gusto.
Ieri pomeriggio, durante l'ormai consueta seduta di piscoterapia sul divano di casa mia, la Sister O. ha dichiarato di sentirsi vecchia. Il ragionamento che l'ha fatta giungere a questa conclusione è il seguente:
Nonna A. ha 92 anni. Io 30 e vado per i 31. Praticamente ho già passato un terzo della mia vita. Abbiamo già vissuto tanto, troppo. Siamo vecchie.
Io, che considero gli ottimisti boccaloni, le ho fatto notare che arrivare a 90 anni è un privilegio di pochi e che, quindi, potremmo aver vissuto più di un terzo della nostra vita.
Morire mi scoccia - ha detto quindi la Sister G. - mi scoccia pure invecchiare, in realtà. Dovrebbe mozzicarmi un vampiro.
Considerando il mio incarnato nessuno noterebbe la differenza. Qualcuno conosce, per caso, un Edward Cullen disposto a fare uno spuntino?
Fortuna ho con me le salviettine leva smalto all'aroma di uva, regalo natalzio della piccola Giù che, ingnara della nuova relazione del suo ex, l'amico G, con la Sister O., continua a chiedermi consiglio, dichiarando, però, di capire bene la posizione scomoda in cui, non per mio volere, mi sono cacciata.
A rendere difficile questa giornata ci si mette pure il rotolone Regina che sbuca senza preavviso dalla mia panza quando mi siedo. Per non parlare delle spalle prese in prestito, senza che io ne facessi richiesta, alla schiena della Pellegrini.
Anche la Sister G., nonostante gli sforzi fatti in palestra, si trova nella mia stessa, imbrazzante, situazione così oggi mangerà un Activia per pranzo. Questa sua difficile scelta le ha dato il diritto, a quanto pare, di criticare il mio snack pomeridiano. Un Cerealix a suo dire troppo calorico che, perchè si sappia, io mangerò lo stesso, con gusto.
Ieri pomeriggio, durante l'ormai consueta seduta di piscoterapia sul divano di casa mia, la Sister O. ha dichiarato di sentirsi vecchia. Il ragionamento che l'ha fatta giungere a questa conclusione è il seguente:
Nonna A. ha 92 anni. Io 30 e vado per i 31. Praticamente ho già passato un terzo della mia vita. Abbiamo già vissuto tanto, troppo. Siamo vecchie.
Io, che considero gli ottimisti boccaloni, le ho fatto notare che arrivare a 90 anni è un privilegio di pochi e che, quindi, potremmo aver vissuto più di un terzo della nostra vita.
Morire mi scoccia - ha detto quindi la Sister G. - mi scoccia pure invecchiare, in realtà. Dovrebbe mozzicarmi un vampiro.
Considerando il mio incarnato nessuno noterebbe la differenza. Qualcuno conosce, per caso, un Edward Cullen disposto a fare uno spuntino?
giovedì 4 dicembre 2014
I miei tr... tre... trent antani anni
Mi hanno svegliata alle otto e zerotre intonando al telefono una versione rap di tanti auguri a te, intervallata da qualche risolino stridulo. Io, coi sensi ancora ovattati, prede inermi di un inflessibile Morfeo, sono comunque riuscita ad apprezzare la performance, sbilanciandomi a fine esibizione con un siete fantastici!
Coredezia.
Ebbene sì, ci siamo. Non posso più sbandierare la mia appartenenza agli enti a difesa della mia precaria posizione. Lavorativa, famigliare, mentale. Una condizione di vita, in pratica. Addio vecchie glorie, addio ombretti glitterati, addio monti sorgenti dall'acque... no scusate quella è un'altra storia, una che finisce bene.
Per quanto io sia grata d'esser nata decembrina, così da poter rimandare per un anno intero il consueto passaggio ad un numero sempre più importante, mi rendo conto che, alla fine, pure gli ultimi arrivano. Triste realtà. Pure se, ora che ci penso, questo potrebbe essere quasi un augurio, nel mio caso. I tipi svegli sanno di cosa parlo.
In ogni caso laggente sta tentando di farmela prendere bene. Per esempio l'USI ieri s'è presentato col regalo migliore di sempre, questo:
Ora mi ricordo perché l'ho sposato.
Mi sono messa a saltellare sul letto come una ragazzina che incontra Justin Timberlake (sempre che vada ancora di moda tra le teen, non saprei) appena ho aperto la scatola.
Più di tutto mi piace il messaggio: non dimenticare chi sei. Una Princess resta una Princess anche quando è attraversata da una profondissima crisi esistenziale.
Le mie Sister progettano una torta a sorpresa, perché non si sono rassegnate all'idea che io non voglia festeggiare.
Vedete, il problema dei trenta (cazzo, l'ho scritto!) sono i bilanci. Bilanci che, non so perché, non si fanno ai 23, 27, 29. E questo, manco a dirlo, è il periodo in assoluto peggiore per i miei bilanci. Quindi faccio finta che i 30 non esistano, che siano solo un numero.
Il mio ex collega bologneshe mi ha scritto non farti prendere dall'ansia, questa è l'età della consapevolezza.
Minchia, è proprio questo il dramma. Si viveva così bene nell'ignoranza.
Coredezia.
Ebbene sì, ci siamo. Non posso più sbandierare la mia appartenenza agli enti a difesa della mia precaria posizione. Lavorativa, famigliare, mentale. Una condizione di vita, in pratica. Addio vecchie glorie, addio ombretti glitterati, addio monti sorgenti dall'acque... no scusate quella è un'altra storia, una che finisce bene.
Per quanto io sia grata d'esser nata decembrina, così da poter rimandare per un anno intero il consueto passaggio ad un numero sempre più importante, mi rendo conto che, alla fine, pure gli ultimi arrivano. Triste realtà. Pure se, ora che ci penso, questo potrebbe essere quasi un augurio, nel mio caso. I tipi svegli sanno di cosa parlo.
In ogni caso laggente sta tentando di farmela prendere bene. Per esempio l'USI ieri s'è presentato col regalo migliore di sempre, questo:
Ora mi ricordo perché l'ho sposato.
Mi sono messa a saltellare sul letto come una ragazzina che incontra Justin Timberlake (sempre che vada ancora di moda tra le teen, non saprei) appena ho aperto la scatola.
Più di tutto mi piace il messaggio: non dimenticare chi sei. Una Princess resta una Princess anche quando è attraversata da una profondissima crisi esistenziale.
Le mie Sister progettano una torta a sorpresa, perché non si sono rassegnate all'idea che io non voglia festeggiare.
Vedete, il problema dei trenta (cazzo, l'ho scritto!) sono i bilanci. Bilanci che, non so perché, non si fanno ai 23, 27, 29. E questo, manco a dirlo, è il periodo in assoluto peggiore per i miei bilanci. Quindi faccio finta che i 30 non esistano, che siano solo un numero.
Il mio ex collega bologneshe mi ha scritto non farti prendere dall'ansia, questa è l'età della consapevolezza.
Minchia, è proprio questo il dramma. Si viveva così bene nell'ignoranza.
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