La mia famiglia non è mai stata attenta al dettaglio, alle raffinatezze, all'apparenza. Il nostro Natale è sempre stato molto poco fèscion. Del resto sarebbe stata impresa alquanto ardua renderlo tale. Fin quando mia zia 90enne è stata tra i vivi lo festeggiavamo nella sua casa - cucina. Otto metri quadri, quattordici persone. E poi parlano del sovraffollamento delle carceri. I posti venivano assegnati a seconda della taglia seguendo meticolosamente l'alternanza ciccione - magro per evitare l'immobilismo dell'intero sistema. Le cuoche sedevano dalla parte dei fornelli e ci si scaldava col fiato e col fuoco. Pare il libro Cuore ma non sto esagerando. Prima del pasto si recitava il Padre Nostro e poco prima della mezzanotte mia zia abbandonava il campo per andare alla messa.
Era bello.
Da tre anni il Natale ha cambiato location. Da due lo festeggiamo qui, a casa mia. Nonostante l'impegno, gli stickers alle finestre, le lucine e la tovaglia barocca rosso - oro, regalo di mia madre, continuiamo ad essere tutti molto poco féscion. Non abbiamo centritavola ne alberelli di biscotti glassati, non abbiamo segnaposto, siamo disordinati e caciaroni. Pentolame sparso, buste piene, buste vuote, bottiglie, pandori, panettoni, gianduiotti, calamari fritti, insalata di mare, noci e miele, fichi secchi. Tutto sulla stessa tavola, per terra, sui mobili. Senza ordine ne criterio.
Però mi piace.
Non posto foto della mia tavolata perché non reggerebbe il confronto. Il mio Natale lo tengo per me. Costruisco ricordi senza l'ausilio della pubblica condivisione. E ne vado fiera.
Continuo a trovare banali e superficiali le lamentele su quanto s'è magnato. Trovo raccapriccianti le foto di gente che se sfonna.
Si riduce davvero tutto a questo?
Stamattina io e l'USI siamo rimasti a letto fino a tardi. Abbiamo visto due puntate della nostra serie preferita, fatto colazione con caffè e pandoro, saltato il pranzo. Il Natale stanca anche quando non è féscion, così ci riprendiamo la nostra intimità di piccola famiglia, ci riappropriamo del nostro tempo, delle nostre abitudini, della normalità.
Mancano una manciata di giorni alla fine di quest'anno. Non ne sentirò la mancanza, ho poco da ricordare solo molta voglia di ripartire.
Visualizzazione post con etichetta Natale2014. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Natale2014. Mostra tutti i post
venerdì 26 dicembre 2014
martedì 9 dicembre 2014
All I want for Christmas
Il nostro primo albero di Natale faceva schifo. Lui era depresso, io arrabbiata e disillusa ma non volevo si notasse così fingevo forza e facili entusiasmi. Il risultato del mio impegno fu pessimo così come i miei sorrisi forzati da indolenzimento degli zigomi.
L'abbiamo comprato in un grande centro commerciale, senza troppa cura, tantomeno amore. Misura giusta, colore adeguato, palle rosse e oro come vuole la tradizione e nel rispetto della banalità.
Mi sentivo terribilmente sola. La voragine tra petto e stomaco stava assumendo proporzioni preoccupanti. Ero un vulcano borbottante pronto ad esplodere. Risentimenti tormentati, rospi ingoiati, rabbia repressa, parole mai dette.
Ero problematica.
A pensarci oggi ho rischiato grosso. Non che non abbia ceduto poi, anzi. L'ho fatto platealmente buttando fuori tutto da un giorno all'altro ma poteva andarmi pure peggio.
Il nostro primo albero l'abbiamo montato l'8 ma smontato il 5. Il 24 l'abbiamo passato in ospedale, aspettando che nascesse una nipote che non conosco dalle viscere d'una persona che con buona probabilità mi odia. Pensavo alla mia famiglia. Mentre lì mi sentivo un'estranea loro mi attendevano, al caldo, con la tovaglia rossa e gli antipasti sul tavolo. Mancavo solo io, immaginavo la mia sedia vuota e l'ansia di mia madre.
Il nostro secondo albero l'abbiamo montato in un posto diverso, ma quel Natale fu comunque orrendo. Stavolta mi era toccata una cena fredda in una casa dalle pareti lilla e una torta di compleanno con un maiale con su scritto uno.
Quelle stesse persone a cui avevo dedicato tempo e immolato la mia vita manco mi avevano chiamata per sapere come stessi dopo il mio terribile incidente d'auto.
L'anno scorso ho deciso di cambiare. L'anno scorso ho deciso che vengo prima io, che il mio Natale è casa mia.
E' andata meglio.
Non sarò mai una fan di questa festa programmata, ci si sente solo più soli e tutti sono più ipocriti. Ma quest'anno l'albero è bellissimo, ci sono stickers alle finestre e ho addobbato di rosso persino la lampada Ikea.
La vita è quello che scegli. Io ho scelto di difenderla, di difendermi.
Io ho scelto di non fare quello che non mi va di fare.
Iscriviti a:
Post (Atom)