La fede non scivola liscia sull'anulare. Fa un piccolo pit-stop e riparte su spinta, tipo l'Ape verde di nonno Sergio quando s'ingolfava per il freddo. La linea dello zigomo, così faticosamente conquistata a suon di rinunce, s'è addolcita sotto il peso del carboitrato. Cerco di far riemergere le compiante spigolosità a suon di acqua e carbone vegetale ma per il momento la situazione è questa:
Come se i bagordi nalizi non avessero già compromesso irrimediabilmente la mia autostima, il consueto taglio fai-da-te della frangia in eccesso s'è rivelato fallimentare. Paro Fantaghirò con le extention attaccate ad minchiam.
In compenso ho fatto felice mio marito. No, non mi sono concessa a lui cosparsa di zucchero a velo, gli ho fatto l'xbox one per Natale. Trecento pippi e passa pure l'ansia della bolletta dell'Eni. Che a ben pensarci è stata scelta poco saggia, pure quella. Ora passa più tempo in poltrona che a letto e non pienamente soddisfatto dei suoi giochi, ha deciso poco democraticamente di comprarsene un altro.
Intanto, con l'intenzione di riempire l'enorme gap cultural-popolare che separava il mio bagaglio esperienziale da quello dell'umanità tutta ho visto l'intera saga StarWars. Quattro giorni, 7 film, un popcorn jumbo, 15 euro di cinema e sono diventata la terza gemella di Luke Skywalker. Roba che stamane, sul Cotral delle nove in viaggio verso il lavoro, nel dormiveglia di chi ha gioito del letargo festivo e stenta a riabilitarsi all'uso dell'intelletto sapiens, pensavo a ripercorrere l'intera storia, mettendo in fila gli eventi. Sì perché l'USI, cinefilo tradizionalista, mi ha imposto la visione in ordine cronologico, partendo dall'episiodio IV, passando per i primi tre e sparandomi il settimo a conclusione.
Ho ricevuto due tazze da colazione, una scatola di cioccolatini e una candela a forma di pianta grassa dalle sisters. Il cavalletto per la Canon, regalo dell'USI, mi eviterà finalmente arrampicate moleste, piani d'appoggio discutibili (per fotografare la porta di Brandeburgo di notte, per esempio, ho sfruttato un bidone della spazzatura) e accoppiamenti imbarazzanti con sampietrini, aiuole, marmi e pavimenti di vario tipo.
Mi regalerò anche un taglio di capelli per fine anno, perché un fungo atomico su un mappamondo è cattivo auspicio.
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lunedì 28 dicembre 2015
giovedì 24 dicembre 2015
La pienezza del sé
La CapaLì mi ha regalato una saponetta artigianale alla lavanda, idratante e calmante. Ho il vago sospetto che il presente contenga un messaggio, manco troppo velato. In barba a qualsivoglia tradizione l'ho usata già oggi, sotto la doccia, nell'apposito contenitore di feltro che, garantiscono le istruzioni, a contatto con la pelle stimola la microcircolazione.
Il ciclo è tornato stamane, non che mi aspettassi ritardi. Io e l'USI abbiamo mollato i rapporti mirati. Che non significa mollare l'idea di avere un figlio, semplicemente non crediamo più ai miracoli e attendiamo, quasi sereni, l'appuntamento con Sboccaccio, nella speranza stavolta non salti.
Ormai avvezza ai tiri sinistri delle mie ovaie ho deciso di ignorare fastidi, dolori, gonfiore e stasera indosserò comunque il vestito color senape, acquistato in preda a mistica ammirazione, in una bancarella di via Lepanto, mentre attendevo scoccasse l'ora dell'appuntamento al patronato, per la firma del contratto.
Sono indeterminata. E' solo una parola e ha pure perso il valore che aveva fino a qualche tempo fa. Ma dopo sei anni di precariato, contratti fuffa firmati persino a cadenza mensile, perdita senza preavviso di un lavoro che amavo, assenza di ferie, malattie, diritti quella piccola, stupida parola per me continua ad avere un grande significato. L'azienda non se la passa bene e sarebbe da ingenui pensare che quest'impiego possa durare per sempre. Ma ho imparato a godere delle gioie della vita, seppur fugaci. Sono, del resto, fugaci anche le nostre esistenze, paragonate all'anzianità del mondo.
L'unico buon proposito per il nuovo anno è eliminare o, quantomeno, diminuire gli zuccheri nella mia alimentazione. Magari metterci su pure un po' più di sport. Voglio stare meglio, sentirmi meglio.
Gli obiettivi, invece, sono grossomodo sempre gli stessi. L'erede, ovvio e le mie passioni. Voglio continuare a coltivarle, a lavorare sodo, ad arricchirmi.
Se chiudo gli occhi adesso non vedo la persona che vorrei essere, me la sento dentro.
Il 2015 mi ha restituito me stessa e pure se gli anni, dopotutto, sono solo convenzioni io guardo a questo ciclo finalmente fiera, serena, sicura e riconoscente.
Il ciclo è tornato stamane, non che mi aspettassi ritardi. Io e l'USI abbiamo mollato i rapporti mirati. Che non significa mollare l'idea di avere un figlio, semplicemente non crediamo più ai miracoli e attendiamo, quasi sereni, l'appuntamento con Sboccaccio, nella speranza stavolta non salti.
Ormai avvezza ai tiri sinistri delle mie ovaie ho deciso di ignorare fastidi, dolori, gonfiore e stasera indosserò comunque il vestito color senape, acquistato in preda a mistica ammirazione, in una bancarella di via Lepanto, mentre attendevo scoccasse l'ora dell'appuntamento al patronato, per la firma del contratto.
Sono indeterminata. E' solo una parola e ha pure perso il valore che aveva fino a qualche tempo fa. Ma dopo sei anni di precariato, contratti fuffa firmati persino a cadenza mensile, perdita senza preavviso di un lavoro che amavo, assenza di ferie, malattie, diritti quella piccola, stupida parola per me continua ad avere un grande significato. L'azienda non se la passa bene e sarebbe da ingenui pensare che quest'impiego possa durare per sempre. Ma ho imparato a godere delle gioie della vita, seppur fugaci. Sono, del resto, fugaci anche le nostre esistenze, paragonate all'anzianità del mondo.
L'unico buon proposito per il nuovo anno è eliminare o, quantomeno, diminuire gli zuccheri nella mia alimentazione. Magari metterci su pure un po' più di sport. Voglio stare meglio, sentirmi meglio.
Gli obiettivi, invece, sono grossomodo sempre gli stessi. L'erede, ovvio e le mie passioni. Voglio continuare a coltivarle, a lavorare sodo, ad arricchirmi.
Se chiudo gli occhi adesso non vedo la persona che vorrei essere, me la sento dentro.
Il 2015 mi ha restituito me stessa e pure se gli anni, dopotutto, sono solo convenzioni io guardo a questo ciclo finalmente fiera, serena, sicura e riconoscente.
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