Visualizzazione post con etichetta zia Milena. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta zia Milena. Mostra tutti i post

giovedì 7 maggio 2015

...ancora ne odora la silvestre via

La cosa che più mi mancherà saranno i tuoi auguri per il mio compleanno. Al telefono la tua voce non cambiava il timbro e io, nota per i miei silenzi interpretativi alla cornetta, ti riconoscevo sempre, anche prima che le rubriche digitali mi dessero un aiuto, salvandomi da imbarazzi.

Le persone buone non dovrebbero soffrire. Quantomeno non per andarsene. Il loro passaggio dovrebbe essere leggero, sereno, privo di dolore. Il tuo, purtroppo, non lo è stato ma ancor più che concentrarmi su questa enorme ingiustizia universale oggi mi va di pensarti come eri, come sei stata, a dirla tutta, fino all'ultimo giorno.

Mi va di pensare all'ombretto celeste e al rossetto rosso. Alle infradito con pietre e strass e alle collane. Mi va di pensarti giovane, mora e bellissima con quegli occi grandi, verdi, così simili ai miei.

La verità è che fatico a non pensarti viva, a dirti addio. Un po' come se questa realtà non mi appartenesse.
Non ancora.

Un paio di mesi fa mi hai regalato un maglione bianco.

Questo ti sta bene, provalo 

Lo indosserò, ogni volta, pensandoti con affetto filiale, spontaneo, sincero.

Un sentimento che hai guadagnato, in questi 30 anni, con  la tua dolcezza e sensibilità. Da persona semplice e, per questo, immensamente ricca.

Ciao, zia Milena.

Il carro oltrepassò d'erbe ripieno, e ancora ne odora la silvestre via; fa anche tu come quel carro lascia buona memoria di te anima mia

domenica 21 dicembre 2014

Reciprocità

C'è il solito odore di disinfettante, le pareti pastello, il linoleum. Ci sono le porte scorrevoli e gli A4 affissi a mo di avviso sulle vetrate. Ascensori stretti e lenti, luci al neon.

Gli ospedali sono tutti uguali. Uguale è il dolore che trasuda in certi reparti. Quelli silenziosi, pieni d'occhi spauriti, di carrozzine e stampelle, di flebo, ciabatte, bottiglie d'acqua su comodini bianchi.

Ho compreso tardi il valore della visita. Ignoravo l'effetto benefico di quel tipo di conforto, soprattutto ignoravo la sua reciprocità.

Ho smesso di considerare la malattia come un ostacolo alla vita. Ne fa parte.

Ho pure smesso di bloccare le emozioni sulla soglia della mia espressività. Le lascio andare, lascio che traspaiano da piccoli gesti o grandi abbracci, da sorrisi o lacrime.

Mostrarsi fragili vuol dire, dopotutto, essere grandi, coraggiosi, maturi.

Ti ho abbracciata stretta, zia. E adesso mi sento un po' più forte pure io.